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Di nero velluto vestita

Ancor prima d’arrivare
m’oltrepassi nella confusione
di tutto ciò che sei;
in te ambigua riascolto di

quando svelti erano gli anni,
e gli sguardi ansiosi di godere
allarmavano sguaiati grilli.

Oh mia notte, mia puttana
ingenua e ribelle
non ti avessi allietata
di troppe rughe nel tempo
ora saresti scaltra;

non riesci più a fottermi
cavalcando nuda
dentro sogni lucidi e incubi;

dovresti essere più diabolica
statua d’acqua e sale,
falce senza cuore
che pende sulla mia testa
tra arcani arcipelaghi d’idee.

Cristina Desogus

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