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Non sono Poesia

“Stanotte sono solitudine; voglio accendere
di preghiere Dio, e andare a caccia d’ipocrisia
nel bosco delle favole vestite di polvere”.

-Non ho patria, non ho onore:

osservo occhi piegarsi dentro lacrime nere,
le loro tracce sul viso sono solchi,
fauci crudeli che urlando sputano rimasugli
di verità assolute della ragione, e le menti,
quelle squartate dei matti, sono angeli sereni
inchiodati a sepolcri senza confini
dove invocare in silenzio il nome di nessuno.

-Non ho forma, non ho spazio:

sono tempesta di precipizi e macchia di luce,
rinnego le confessioni morte su di me,
voglio quadri di Turner agganciati alle dita
e nei labirinti della mente stuprata dal Sé,
affinché la sublime natura infiammi la neve
e smantelli rovine vestite di soli accesi.

“Non limitatemi nelle indegne allucinazioni,
al momento, non sono poesia,
sono orlo di vita che spezza parole inconsulte
in onore del nulla che attizza la vista”.

-Non ho voce, non ho orecchio:

sono pentagramma ingravidato di voci,
le più dissonanti dell’orchestra emarginata,
strappate le ragnatele da occhi e decenza
nella vecchia chiesa abbandonata,
sono l’assolo triste di un violino che tuona
precipitando nell’inferno dei sordi.

-Sono solitudine che gode:

Non distinguo più la crescita dell’uomo
nelle azioni, il suo passo balbetta
e scompare indifferente dietro nascondigli
puzzolenti di piscio e civiltà ostentata.

-Sono verità feroce che tace:

le parole tangibili e schiette si trasformano
in vecchie puttane ai bordi delle strade:
danno fuoco ai loro santi, si fottono tra loro
assicurando silenzio e sonno ai bugiardi.

Cristina Desogus

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