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Lame

Non è la lama spinta dentro
il mio palmo sinistro
che nutre la sofferenza scivolata
insieme al rimmel dagli occhi,
no, non lo è mai stata
anche se il boato sordo
delle gocce cadute ai miei piedi
lentamente ha spezzato
me e il volto della notte in due.
 
Cristina Desogus

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Ritratto

Specchio di ieri
la mente è madre
e figlia
dell’aria d’autunno.
 
Non è solitudine
né viaggio fermato
dentro me
ritratto incolore.
 
Giardino svestito
di sfumature
dove sorge in volo
il primo canto
 
si strozza l’alba
negli occhi
pensando al nulla
gravido dell’oggi
 
e in disparte
mi canti
del muto venire
rigato di gelo.
 
Cristina Desogus
 

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Io e il mio io

È devastante all’alba
osservare la mia Marlboro
stretta tra le dita;
sogghignando penso
quanto siamo simili, giacché
entrambe ci si consuma
poco per volta per
un cazzo!
 
Cristina Desogus
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Vita e odio

Spesso incontro l’odio dei tuoi occhi;
 fuoco divora sangue rigando silenzi pregni
 di demoni reietti crocifissi in petto
con lama di coltello.
Con lealtà spietata spingi all’angolo
 parole e chiodi impazienti
godendo nello strappo dei contorni
di un’anima tinta di nero
e alla carne che ancora pulsa vita
regali morte giorno dopo giorno.
 
Cristina Desogus

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Perimetri di morte

 

Chiediti, perché unghie sporche di colpe
segnano rotte barbare dentro corpi innocenti.
 
Chiediti, perché la scia dei fulmini caduti
si confonde ai brandelli di carne appesi
nelle lapidi vestite di lacrime e idee di pace;
  
e chiediti,  perché il respiro dei fanciulli
non profuma più di fiori e sorrisi spensierati
ma è forte l’odore del sangue dei loro padri.
 
Chiediti,  perché il tanfo del putrido mondo
nutre lacrime di pioggia e suona il ritmo
di una danza spoglia di parole di fratellanza
per compiacere il pensiero e la pazzia.
 
Risponditi ideale umano, sei innocente?
 
Cristina Desogus

 

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Male di vivere

Pioviggina, e nel movimento dell’acqua
tremano le gemme, tuttavia muoiono di sete.
 
Il vestito dell’autunno si è incollato al cielo,
e il mio sguardo imita il timore di un canarino
che dalla gabbia ottiene il sorriso del gatto.
 
Quando il buio sarà intero, il tuono 
domerà il cuore, e solo allora il temporale
sarà pago poiché troppo a lungo
ho osservato  la parte superficiale del cielo
omettendo l’esistenza della vastità terrena.
 
Cristina Desogus

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Umana coscienza

Fuori dalla grazia di Dio e degli uomini
una panchina  dipinta di ruggine
oppure  un sacco della polizia
a questo punto fa poca differenza per te.
 
Fuori da tutte le idee utili e ipocrite sei
diventato cibo per i vermi
e avanzo scomodo di uno specchio
in cui gemono sorde le coscienze di tutti.
 
Sono pesanti le ombre delle colpe
da trascinare lontano da quell’angolo.
 
L’odore di urina mischiato ai sogni sfatti
degli uomini colti ha strappato il respiro.
 
Ed è pesante quel muro da aprire;
l’odore della morte filtra dagli spifferi
spiazzando il coraggio e il supplizio.
 
In ogni ora il ricordo della vita
e la vergogna per il legame che chiama
tutti esseri umani,  mi lega a mani  pulite
a cui rivolgo domande trovando spalle,
 
e forse,  ogni giorno muoio anch’ io
nel riflesso degli occhi dei ratti
poggiati sulla tua vita schivata da tutti.
 
Cristina  Desogus

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Spirito ribelle

Non sarà il cielo ad andare oltre
troppo spedito rispetto all’azzurro?
Tre quarti di luna,  e l’ultimo   
è inganno che tende una mano
mentre con l’altra ti fotte
strappando alla morte l’ultimo grido.
Tre quarti di luna, guardo attenta
il quarto è l’insistente gracidare
che intona lo stesso spartito:
non tutti i demoni veri hanno pagato
la più grande puttana Vita
per sprofondare nelle cosce dei santi.
 
Cristina Desogus

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Impronte di paura

Mi venne in sonno la paura.
Come nebbia greve la morte sedette
al mio fianco; gli occhi,
quegli occhi premevano come l’inferno
sigillandomi  in un anello di fumo.
 
“ morsa che costeggia illusioni
quando la sostanza lascia le ossa;
si acciglia il giorno nell’azzurro ignoto
chiamando alle spalle un boato”.
 
Mi venne in sonno la paura sgravandosi
dal ventre il fuoco della ragione.
 
Le gettai le braccia al collo divenendo
scheggia ai confini dell’incertezza.
 
 
Cristina Desogus

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Risveglio

Rivestiti luna d’acerbo silenzio
la terra e le sue assurdità
non meritano bellezza alcuna.
 
Alberi spogli e foglie si appendono
alle paure e rincorrono passi
 
di una frettolosa notte legata
alla ragione e un fascio di schiave.
 
Il quel mazzo di domande
di me sono pregne le tue labbra
 
goccia d’ambra che ci chiama
è la rugiada. È l’alba.
 
 
Cristina Desogus

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