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Sul vetro… la pioggia.

E la pioggia diventa grandine
gelando un solitario pomeriggio
in cui le nuvole non sono
ciò che loro è dato d’essere.
Non sono parole cupe
non sono neppure lacrime…
Nel riflesso di una goccia caduta
separandosi dalle miriadi
a lei avvinghiate
ho stretto al cuore drappi ovattati
di miraggi e nostalgie distanti.
Potessi dirigere il mio dito
come un pennello
intriso con i tuoi colori
… in quel  vetro malinconico
che riflette il mio viso
ti raggiungerei, disegnando
i contorni di ogni immaginazione.
Allora, solo allora, il sole
splenderebbe sconfinato
in un cielo coperto di nuvole
spezzando ogni indugiare di tempo.
E’ Inizio questo mio parlare
di una prolungata visione
che scomparirà solo con l’arrivo
della notte generata nel ventre
della luna vestita di nostalgia
e d’intrecciati sospiri
quando tranciate le sue unghie
disegnerò sul soffitto del cielo,
i sentieri percorsi in tutte le ore
in cui ho consumato passo a passo
la percezione del tempo
avendo coscienza della tua presenza
in ogni mio gesto del giorno.
 
Cristina Desogus

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