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Posts Tagged ‘attimi di vita’

Di vetri infranti e sole che non riscalda.

lunedì, Dicembre 29th, 2008
 
Quella mattina fu più difficile di altre, alzarsi e adempiere ad ogni faccenda. La notte appena trascorsa non fu nulla di particolare, i soliti pensieri, le solite parole gettate su un foglio, per cosa poi…
Era strano svegliarsi ed avere la consapevolezza che rimanere a letto sarebbe stata la stessa cosa. Si avvicinò alla finestra, era una bellissima giornata, un insolito sole per il mese di Dicembre. Il freddo che avrebbe dovuto rimanere fuori dalla porta si era impadronito del suo corpo, lo sentiva dentro come una tormenta di neve. Una bella tazza di caffè l’avrebbe rimessa al mondo, o perlomeno le avrebbe aperto gli occhi. Decise di prenderlo sul balcone mentre il sole avrebbe riscaldato il suo viso.
Un panorama visto e rivisto per anni, si ripeteva che avrebbe riempito di gioia ogni suo sguardo, eppure, quella mattina per lei fu come un pugno alla bocca dello stomaco, fu come sentire che il sole era suo nemico, quel calore che le si appoggiò sul viso acutizzò il suo malessere. Perse lo sguardo lontano, arrivò a sentire il profumo del mare e la brezza marina che le accarezzava il viso “avrei voluto tanto essere al mare adesso” si ripeteva; una domanda meditata da sempre a cui non aveva mai voluto dar risposta le appesantì ancor di più il respiro << che faccio qui?>> Fu una sensazione terrificante sentirsi intrusa e sconosciuta nella sua stessa vita.  Un’assenza ingiustificata la sua, una fuga dalla vita senza portare con sè altro che valige piene di perché irrisolti, di decisioni mancate per codardia, di sensi di colpa per cose che non sapeva neppure di aver commesso. Ma che aveva fatto poi, oltre che sentirsi sempre sbagliata. Semplicemente aveva vissuto fuori dal reale per troppo tempo, e la realtà invece le si era radicata dentro fino al midollo, consumandola giorno dopo giorno. Adesso, di fronte a un mare d’argento, un sole bellissimo e il suo caffè caldo aveva purtroppo visto l’inutilità della sua esistenza, aveva giocato per troppi anni al tiro alla fune non prendendo una posizione precisa, aveva puntato i piedi a terra permettendo che alle estremità branchi di cavalli sciolti tirassero ognuno dalla propria parte e per forza di cose, ora, il risultato era la sensazione lacerante che dentro se stessa lo strappo era reale. Per la prima volta, quello che credeva fosse il suo rifugio, era diventato la sua gabbia, senza finestre da dove evadere, senza feritoie da cui far entrare aria… senza vie di fuga. Era all’angolo! Si impadronì di lei la paura, il pensiero di un disquilibrio nel suo essere non l’aveva mai neppure sfiorata, eppure, quella mattina ne sentiva le conseguenze, sentiva dentro di se il rumore assordante di un campo di battaglia in cui non si sarebbero avuti nè vincitori nè vinti, in ogni caso l’unica sopravvissuta sarebbe stata la sofferenza, la delusione, la disperazione di aver perso qualcosa a cui aveva creduto… se stessa. Era arrivata al punto che non le interessava neppure il luogo dove si trovava, non aveva mete dove desiderasse spaziare, la fantasia non le bastava più, e la realtà era diventata troppo pesante per lei. Si trascinò così, per tutto il giorno, percorrendosi in lungo e in largo, ma ad ogni bivio che incontrava vedeva sempre e solo la stessa direzione… dolore. Impietrita si accorse che il tramonto le era alle spalle, una lunga notte si avvicinava, qualora non la stesse già vivendo da sempre.
 
(Criss)

Pioggia

mercoledì, Novembre 26th, 2008

Silenziosamente sulle rive del mio mare…

domenica, Novembre 2nd, 2008

 

Mare d’argento
 
Era oggi,  l’alba dei santi.
Il mare vestito d’argento
catturava timidi raggi di luce.
Freddo e impietoso era il vento
quando baciava il viso.
 
Lo sguardo perso in alcun tempo
cercava ricordi sepolti
tra granelli custodi di tristi pensieri.
 
La parola… cos’era mai adesso
questo inutile suono?
Intorno al tutto che circondava
quel momento
solo un leggero profumo lontano
riempiva l’aria di pino e salsedine.
 
I canti del mare…
erano sommessi pianti
… era oggi, l’alba dei santi.
 
Velenose erano le nuvole
mentre dall’orizzonte
 avanzavano gravide
come matrone vestite a lutto
… da li a poco
avrebbero dissolto
ogni pensiero, ogni traccia di me
lasciata al mare
nei miei silenzi assordanti.
 
(Criss)

Passi silenziosi nel passato

lunedì, Ottobre 20th, 2008

Sa Cresiedda (La Chiesetta)
 
 
Un giardino di mandorli in fiore
fin dove occhio riesce a vedere.
Accanto, un antico cimitero
… dimenticato.
Solo i petali rosati a pianger sui sepolcri
le anime lontane dalla mente,
e nel cuore delle nuove generazioni.
Un po’ più in là…
rovi nascondono altri giardini
i cui rami vestiti di dolci fiori
e tristi  germogli
danno vita solo a frutti rinsecchiti.
Tra spine ed erbacce
la piccola Chiesetta in pietra
… nessuna porta rinchiude santi assenti
e altare smussato
… nessuna vetrata ferma il vento
quando intona il suo triste canto
nelle notti d’inverno.
Lontano è il tempo in cui  pianti
echeggiavano sul quel fazzoletto di terra
ora, mura e sepolcri si vestono di muschio
e nessun passo varca la triste soglia
… eppure,
la piccola campana ancora
all’ora del vespro
mossa dal vento suona.
 
(Criss)

E se…

mercoledì, Ottobre 15th, 2008
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È questo dunque…
Il peso del cuore?
Pensavo che,
come le lacrime
tenuto in mano
potesse scivolare
tra le dita.
Invece no!
Toglie il respiro
mentre m’inchino
a raccoglier pezzi
… Di niente.
E se…
Non fosse niente?
E se…
Da questo riuscissi
a raccogliere tutto!
Credendo che…
Strapparmi le ali
servirà a far sì
che un giorno
toccherò cielo?
E se…
Riuscissi a credere che…
Legarmi le gambe
servirà a far sì
che un giorno correrò
libera su prati fioriti?
E se…
Riuscissi a credere che…
Mozzarmi le mani
servirà a far sì
che un giorno
… Oppure oggi stesso
la mia penna
possa librarmi in volo
come ape e farfalla
tra mille fiori
inneggiando alla vita?
Sarebbe..
Non pianger  vita
Non amare morte
Sarebbe…
Cercare dolore
in cui emozione
è vero vivere.
 
(criss)

Riscaldata dal sole

lunedì, Ottobre 6th, 2008

 

Senza parlare
 
Osservo due albe
Una del sole – luminosa e calda,
l’altra- la mia- silenziosa e stanca.
Come mollusco che senza dimora vive
ma con sé porta casa riscaldato dall’alba
cerco calore in quello scintillio.
Rivolgo lo sguardo all’azzurro
 e senza temere orizzonte
libero i  pensieri in un sospiro
attenta a non increspare il mare
… Ed è tramonto!
 
(Criss)

Spazi senza tempo.

sabato, Settembre 27th, 2008

foglie di pioggia

Vorrei trovare il modo di mettere ordine alle parole, riuscire a separare i pensieri dalle illusioni,
chiudere gli occhi e dormire, lasciarmi cullare da questo movimento strano che è il mio respiro.
Anzi, no! Perché dormire e rischiare di sognare.
 
Vorrei uscire fuori e giocare, correre sotto la pioggia senza che nessuno possa dire : è pazza!
ma che m’ importa… Che lo dicano pure, troppo poco mi sono interessata dell’opinione che altri potevano farsi di me.
 
Nel mio girotondo notturno, sento la forza del temporale che mi avvolge, e giro…
 Giro, giro, e giro ancora più forte, fino a quando la mia testa ha l’impressione di cadere….
All’improvviso stordita mi accorgo che l’equilibrio è perso e le gambe stanche cedono e, mi mandano giù…Finalmente a terra!
 
Le mie mani, ora non stringono una penna, non custodiscono dolore e sogni.
Le mani sono immerse nel  fango, e, le osservo mentre si confondono nella terra e scompaiono.
Insistentemente continuano a  girarmi attorno i pensieri, come piccoli esseri che giocano tenuti per mano…
Oppure sono io che da ferma,  giro intorno a loro, sperando che mi chiedano di entrare nel loro strano cerchio… Ma non lo fanno,  e il loro silenzio diventa anche il mio, in un gioco senza senso.
 
Ho sete, sete di me e del mio essere che non riesco a trovare.
Sete di conoscere il mio posto in questo assurdo mondo che non riesco più a capire.
 
Disseto con la pioggia le  labbra, ma l’acqua su loro si gela e  le spacca,
mi nutro del mio stesso sangue, non posso concedermi di perderne neppure una goccia.
 
….Come trema ora la luna per questa sua creatura,
 si nasconde e  trema di paura
digrigna i denti a difesa come una gatta pronta ad attaccare…
 
Ma chi vuoi attaccare? Non sono altro che una rana.
Non chiedo altro che il cielo continui a far cadere poche stille d’acqua  per stare bene, il mio stagno si è inaridito e adesso vivo in una pozzanghera d’acqua salata.
 
… Non mi si tolga anche questo,
 domani all’alba io lascerò il posto agli uccellini che avranno sete
e nell’ombra come ho fatto fin’ ora tornerò.
 
(Criss)

Delusioni

giovedì, Settembre 25th, 2008

Potessi non sentirmi così…
 
 
Potessi essere uno schizzo d’acqua di questo mare. In esso potrei confondermi, sentirmi forte al pari delle sue onde in tempesta. Vorrei essere forte come loro, quando maestose giungono alla riva trascinando via ogni impronta lasciata per caso durante un’ assurda  passeggiata solitaria.
 
 
Potessi essere uno di questi minuscoli granelli di sabbia che formano l’ immensa distesa argentea. In essi mi confonderei attendendo la marea, dispersa tra mille simili come me, sognerei di andare lontano senza pensieri, trascinata a largo per sempre libera, sostenuta solo dal nulla durante il mio errare, senza meta fino a quando poi… Finalmente sul fondale calmo riposare.
 
 
Potessi essere quella nuvola carica di pioggia che dall’orizzonte osservo venirmi incontro veloce,  possente e minacciosa. Illusa non mi fai paura!
Come lei mi sentirei forte, leggera e sicura di dominare le mie lacrime, trattenerle per poi farle scorrere solo al momento opportuno…Non ogni volta che il cuore dal petto  devo strappare per soffocare il  dolore, reprimere  rabbia, oppure annebbiare un ricordo lontano per non sentirmi morire.
 
 
Potessi essere tutto ciò che al mio sguardo da sollievo, anche se fosse solo illusione per trovare un attimo di pace… Specchiarmi in quel riflesso cristallino che riflette ogni sogno infranto come un prisma dai mille colori. Ma non lo sono! Sono solo un essere fragile che accarezza l’alba in un giorno di settembre in riva al mare che promette tempesta a chi  ormai temporale nell’anima sente dilagare.
Potessi in lui trovare rifugio invece di questo  senso di impotenza per tutto ciò che dalle mani vedo scivolare come sabbia che non viene più bagnata  dal mare ma solo da lacrime amare.
 
 
Desidero sentirmi nuvola possente e invece… Aspetto il temporale per potermi confondere nel suo abbraccio premuroso… Stanca di asciugare la mia assurda pioggia che più nulla riesce a far germogliare.
Arresa ormai , sono stanca di lottare voglio vedermi  confondere in quelle gocce che su me si riversano dal cielo…
 
 
E così, in un alba che sembra non arrivare… Senza rendermi conto è giunto il tramonto in questo giorno senza fine, in cui  non ho visto il sole.
 Sola  seduta sulla sabbia ho solo sognato piangendo di non desiderare più nulla per non sentirmi più delusa da nessuno… Neppure da me stessa.
 
(Criss)

La ricerca di me stessa sperduta nel pensiero

venerdì, Settembre 19th, 2008

Libero scorre il pensiero.

 

 

E’ sconcertante quanto spesso si abbia bisogno di scrivere per riuscire a liberare la mente, il senso di inadeguatezza che affligge ogni centimetro del proprio essere, diventa come un corda di cuoio , che dopo esser stata bagnata stringe il collo facendo mancare il respiro. E così, all’improvviso davanti al proprio sguardo, scorrono fiumi dove le acque appaiono divise, dai sassi ma inesorabilmente convogliano tutte prima o poi verso la stessa cascata. Seduta sulla riva di questo strano fiume osservo silenziosa, fili d’erba che mi fanno compagnia danzando sospinti dal vento, non riesco a parlare con loro, eppure loro lo fanno con me, ondeggiano, come a volermi far capire che tutto dipende da ciò che ci sfiora… Vorrei tanto poter dire che adesso mi sento forte, che nulla mi ferisce, eppure, almeno con me stessa non posso nascondermi dietro false maschere… In quel fiume conto i sassi, 1, 2, 3,… Né perdo il conto, né sento i lividi sui fianchi,  quando cercando di non affondare, a loro ho sbattuto, evitato uno, non ho avuto neanche il tempo di respirare perché il successivo era li, ad attendermi, e via di seguito fino all’ultimo, fino a quella cascata, nel vuoto senza appiglio… Un liberazione quasi… Immergendomi tra quei flutti ho sperato di riuscire a far affondare i miei pensieri, ma loro leggeri più del mio dolore, sono rimasti a galla. Quasi a voler prolungare la mia agonia, il mio cammino… Loro mi hanno fatto arrivare a riva. Un disfatta dietro l’altra, in cui altro non si nascondeva che un combattere solo contro me stessa, rifiutando il mio essere fragile. Il silenzio, adesso mi fa da coperta nelle lunghe notti insonni,  il cielo che rinchiudo in una stanza, da quaderno. Unica luce, il flebile bagliore delle stelle che ho smesso di contare, ma, riposte davanti al mio foglio uso come candela, che delicatamente illumina ciò che fa troppo male vedere,  che per paradosso, sento il bisogno di scrivere.

 

Un albero di salice

piegato dal vento,

sporge  verso le sponde

 scivolose di un fiume.

I suoi rami verdi,

vivono nella speranza

 di sfiorare l’acqua.

Che pena osservare,

quelle foglie gialle

rimaste attaccate

 sapendo di morire…

 

E’ notte, e tra quelle fronde sento il canto della malinconia che riempie l’aria, disegna sfavillanti magie per dileguare nebbie, s’alzano come fumi da una sorgente che non si ferma mai di scorrere, e il pensiero scava, si dimena, si dibatte, come un pesce appena tirato su dalla rete…Sa di morire, sa di esser destinato ad altri scopi…Ma ha sete e di quelle acque limpide come il silenzio, ne fa bevanda da guastare, al pari di un assetato nel deserto, quando legato a un centimetro dalla borraccia piena, la vede,  la sfiora, ma non se né può dissetare.

E, allora…

 

Vola allora pensiero,

 spiega le tue ali

dalla mie schiena,

 portami lontano,

 tra i boschi e gli antri oscuri

 della mia mente.

 Sono stanca di stare qui

 in riva al fiume ad osservare,

a vedere ciò che scorre

 in un circolo vizioso

 sempre controcorrente.

Sempre da me ritorna

 in un eterno inizio

che non ha mai fine..

 

Poesie classiche, poesie d’amore, ormai tutte le letture, non sfamano più la mia insaziabile volontà, di capire ciò che tutti vedono, ma che per orgoglio forse, non voglio accettare… Stanotte no! Non intendo scendere a compromessi, ormai lontani sono i discorsi, lontani i ragionamenti e le domande che le solite risposte non accetteranno più. Non esiste la teoria degli opposti nel mio pensiero, non resta in piedi neppure il discorso di me differente e quindi incomprensibile… Mi si ascolta quando conviene, quando forse, indubbiamente, la realtà delle cose diventa un innegabile paradosso da sostenere, per non dover rispondere a chi, ha occhi per vedere.

E, allora…

 

Coraggio,

buttati dentro te stessa,

salta il fiume del tuo pensare.

In lui lasciati trasportare,

 verso ogni luogo la corrente

 riesca a farti  arrivare.

 

Saltato il fiume, dall’altra riva osservo e scruto me stessa .

Un riflesso di tristezza e malinconia, ghirlande di fiori che non odorano più, foglie stinte, su cui scrivere pensieri senza inchiostro, senza senso, senza rimorso di aver scelto, pur sapendo di sbagliare.

 

E intanto, il fiume scorre e in lui libero la mia mente, come se fluttuare senza peso nella sua superficie potesse aiutarmi a non lasciarmi andare… Ma che voglio fare? Io voglio, lasciarmi trascinare, voglio sentire la corrente che mi sostiene, che mi attraversa… E senza oppormi arrivare, dove neppure io so di voler andare…

 

Come relitto dopo un terribile naufragio,

andrò alla deriva se sarà destino, oppure

nell’ acqua controcorrente risalirò

per ritrovare il comando di una nave

ormai colata a picco, senza tesori,

senza diamanti, perle e rubini…

 

Soltanto  fogli, tanti, nessuno bianco,

tutti imbrattati di parole impresse,

sconnesse e libere,come le lacrime

 che mi impedivano, allora di vedere

ciò che scrivevo… Oggi ciò che scrivo.

Unica penna, la mia mano

 che le asciugava…Che adesso le asciuga!

 

 

Ora basta! Sono stanca , mi sento svuotata, come se linfa vitale dalla voglia di scrivere mi fosse stata rubata…

Tornerò ai piedi di quel salice, ad aspettare che lui riesca a realizzare il sogno di sfiorare quelle cristalline acque, il suo vivere o morire sarà d’esempio per me…

 Se riuscirai, oh albero,  raccogline un pochino anche per me, per dissetare la mia vita che in acqua si sostiene, che nell’acqua annega, che di sete muore.

 

Quanto amo il silenzio…

lunedì, Settembre 15th, 2008

 

Quanto?

Quanto ho atteso questa lunga notte

per piangere, liberare il peso che schiacciava il respiro,

come se la volta celeste dovessi sostenere

con le mie stesse mani, sapendo di non reggermi

neppure salda sulle mie gambe.

Quanto?

Quanto ho atteso il buio e il silenzio, invocando

lo squarcio di un fulmine che incenerisse anche l’ultimo albero,

affinché  il suo fruscio smettesse di farmi compagnia.

Oh, silenzio

mio adorato compagno, mio amante fedele,

quanto ti ho atteso nell’attimo di noi,

dove il mio cuore poter alleggerire, dal dolore…

Quanto?

Quanto adesso che nei miei occhi stanchi

sento l’incedere del pianto il mio petto è leggero,

mentre suona il suo canto,

come se la notte fosse una grande arpa divina,

in cui le mie mani disegnano i sogni di me bambina,

liberandomi nel nulla, senza peso ne tormento.

Quanto?

Quanto ho lasciato andare nella luce che s’allontana,

guardando l’angolo più nascosto della mia anima

per non sentire, la mia vita come una diga che frana.

Quanto?

Quanto ti amo mio adorato silenzio, adesso,

che nel riflesso lontano del mare in tempesta

non sento, più occorrenza di quel calore

che ormai, non ha più voce, ne parole.

 

(Criss)