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Posts Tagged ‘parole come spine’

Crepe

martedì, Gennaio 20th, 2009

La mia anima è maledetta!
 
Possiede un cuore
che sanguina.
Cammina nel buio
seguendo bagliori riflessi
in vetri scheggiati.
 
La mia anima è maledetta!
 
Consuma i suoi denti
nutrendosi della mia carne
sputando dalle sue fauci
ogni avanzo  di  speranza
quando è sazia.
 
La mia anima  è maledetta!
 
Ha tranciato di netto
le sue unghie
solcando come un aratro
pareti ovattate
dove piantare insicurezze.
 
La mia anima è stanca!
 
Cade in ginocchio
maledicendo
ogni istante di redenzione
riflesso in una pozza
dai contorni disincantati.
 
Rialzati,  vigliacca!
 
Strappati il cuore
se è necessario
ma,  non sacrificare me
per mancanze altrui
per mancanze tue 
… offrimi un duello paritario
dove anch’ io possa cadere
in ginocchio senza rimpianto. 
 
(Criss)

Sentieri di vetro…

venerdì, Dicembre 12th, 2008

In fin dei conti non sarebbe stato che un altro Natale, uno uguale a tanti altri appena trascorsi, di cui ancora si conservavano i cocci. E allora che c’era di diverso in quella notte? Cosa aleggiava nell’aria a meno di tredici giorni da una giornata conosciuta così bene?
Sulla scrivania, nel suo angolo buio, accese una bella candela profumata, rossa per essere a tema con le tradizioni, alle sue spalle l’enorme albero illuminava tutta la stanza con centinaia di stelle intermittenti, una calda coperta sulle spalle e il solito amico sulle ginocchia che ronfava sornione, nulla era cambiato, neppure lui che da anni la osservava in silenzio mentre scriveva. Un pacchetto nuovo di sigarette e il portacenere ormai pieno. La notte avanzava come una forsennata, tra folate di vento e porte scricchiolanti, il mondo sarebbe potuto crollare in quell’istante: a lei non sarebbe fregato nulla; lei adorava e odiava queste notti, le cercava per poi non riuscire più a fuggirne; come un falena che cerca la luce proprio dietro una ragnatela. Si, come lei che pur conoscendo il rischio va, senza voltarsi, va, punto e basta; sapeva che solo alle prime luci dell’alba si sarebbero visti gli effetti, quando ormai stremata i suoi occhi si sarebbero chiusi, gonfi per il troppo piangersi addosso. Nel corso degli anni si era costruita un piccolo rifugio lontano da tutto e tutti, tranne che da sé stessa, una bolla di sapone che galleggiava leggera nell’aria. Si, un piccolo spazio senza confini solidi, dove solo i suoi pensieri venivano invitati come ospiti a cui porgeva come piatto principale la sua mente.
Era appena iniziata la più lunga notte di tutto l’anno, non sarebbe passata mai e chissà se l’inizio era avvenuto alla mezza notte del giorno appena trascorso oppure nel momento in cui ebbe certezza di non appartenere a nulla, neppure a sé stessa. I ricordi iniziarono a bussare alla porta, non occorreva alzarsi ad aprire e non sarebbe servito a nulla cercare di sprangare le feritoie per ritardare il loro arrivo. I visi lontani, non erano poi così grave; tanto avvolti nella nebbia e neppure le parole si erano fatte meno dolorose. Ripensava a quante ne aveva scritte, pile e pile di quaderni, pagine di vita e frammenti di lei, sparsi senza data. Le mani ne presero uno tra i tanti, forse fu un caso, forse un volersi far male da sola leggendo quanto nulla fosse cambiato nella sua vita, chissà perché aveva scritto così tante parole, ingenuamente forse pensava che lasciandole andare libere sui fogli il loro significato si sarebbe scolorito assieme all’inchiostro, ma non era stato così, nulla nella sua vita era mai accaduto per caso o come aveva ostinatamente sognato.
Forse liberandole le aveva soltanto legate a doppio filo a sé stessa, forse in questo modo aveva costruito lei stessa le sue catene, aveva intessuto accuratamente la ragnatela che l’avrebbe imprigionata, avendo la possibilità di rileggerle.
Un’ altra sigaretta, un altro caffè e le mani iniziarono a gelarsi, non riusciva a stare dietro ai suoi pensieri, le domande si accavallavano e le risposte restavano indietro come il suo sguardo, ormai perso nel vuoto. Ripercorse boschi nebbiosi dove aveva incontrato angeli con ali spezzate che raccoglievano le sue lacrime, ripercorse voli pindarici in cui persone come lei riflettevano i propri sogni, ripercorse i sogni che avevano costruito su sentieri fatti di vetro sottile, dove a piedi nudi rincorreva le sue paure per guardarle in viso senza mai affrontarle con decisione.
Un’altra sigaretta e l’albero scintillante cominciava ad infastidire con tutte quelle luci, annebbiate nel suo sguardo; opportunamente decise di spegnere e lasciare solo quella piccola candela, in fondo era il buio che cercava, effettivamente tutto quello che poteva farla sentire a casa in quella notte sarebbe stato superfluo. Mancava un po’ di sottofondo musicale, una bella canzone che facesse crollare definitivamente le sue maschere da pagliaccio sempre sorridente.
Ecco, era giunto il momento, la sedia a dondolo l’attendeva davanti al camino, il fuoco acceso avrebbe fatto il resto con la complicità della notte, chiuse le palpebre, e invece di vedersi più forte conoscendo i trascorsi, ancora una volta si trovava nel bordo del precipizio da cui più volte aveva spiccato il volo senza ali, senza la paura di sprofondare nel buio, e ancora una volta la terra iniziava a tremare sotto i suoi piedi, e assieme alla polvere sollevata dai ricordi, anche lei nel buio creato dentro sè stessa sprofondò.

Baci marchiati a fuoco nell'anima

sabato, Ottobre 25th, 2008
Velluto nero

 

Perdonate labbra mie

l’imprudenza di un attimo

in cui l’istinto irragionevole

vi fece accostare

per  troppo desiderio

ai voluttuosi petali
di quel fiore selvaggio.

Il loro profumo

rapiti i miei sensi

inchiodò voi

ai piedi di un dio

dall’ aspetto etereo

 privo di grazia.

Un  bacio rubato.

Impossibile

calice amaro vi porse

al posto del nettare

rifiutando preveggenza

del futuro…

 lasciandovi cadere

sulle spine aguzze

di impietosi steli

 senza verdi foglie.

 

(Criss)

Amare verità

venerdì, Ottobre 3rd, 2008

 

Diciamocelo, ci sopportiamo!
Ci guardammo a lungo,
ma nulla osservammo.
Ad occhi arguti
si sarebbero palesate
le nostre colossali differenze.
 
Diciamocelo, viviamo insieme!
Divisi sotto lo stesso cielo,
 il nostro tetto ormai  è ricoperto
da una bella pianta di bouganville.
Meravigliosa!
 
Triste è osservare con occhi attenti
  la sua crescita che rammenta
 il nostro regredire.
Le sue ricorrenti fioriture
 insegnano e segnano
 quanto tempo è trascorso
 inutilmente in lotte senza senso.
 
Diciamocelo, lei è cresciuta!
Di noi non si può dire altrimenti.
 Come sassi di un’impalcatura
 siamo stati saldi
caparbiamente conservando
 la nostra indole differente.
 
Diciamocelo, abbiamo  dei principi!
Unico filo che ci unisce nel destino scelto
 di mantenere una promessa scritta,
e allora… Che sia!
 Finché morte non ci separi
pur ammettendo per assurdo
che, questa sia vita.
 
(Criss)

lunedì, Aprile 14th, 2008

Parole come Spine

 

Parole come spine

che trafiggono ,

strappano a brandelli

Il cuore…

Lasciano che il sangue

scivoli lento

sui  petali di una rosa

appena sbocciata..

Guarda che hai fatto!!

A questo fiore..

Come hai potuto

farlo morire di dolore..

Strappando i suoi  petali

colorati dal sangue

del suo cuore

che tu stesso hai trafitto

con le tue parole

pungenti come le  spine

Guarda!! Cosa i tuoi fendenti

hanno causato ..Ridi ora!!

Per  quelle ferite sanguinanti..

Guarda che hai fatto

per cattiveria,per  rabbia,

per poco rispetto verso

un essere che non ha chiesto altro

che cercare di vivere sapendo

che  la morte sarebbe giunta dalle

tue labbra che grondano fiele

invece che  miele…

( Criss)