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Posts Tagged ‘quasi poesia malinconica’

Alba

sabato, Dicembre 27th, 2008

Donna_Farfalla

martedì, Dicembre 23rd, 2008

Lacrime di inchiostro

sabato, Novembre 29th, 2008

(cliccare la foto per ingrandirla)

Non sto piangendo,non ho motivo di piangere adesso. E allora? Perché seguo il ritmo di quella nota di piano come ipnotizzata? È un do, un si, o un la… non so, non conosco pentagrammi ora. Non distinguo null’altro che il tintinnio di gocce pesanti quanto il piombo che cadono e  sporcano questo maledetto foglio.
Voglio uscire! Devo uscire, andare… attraversare la notte, vestirmi di buio… sentirmi lontano da tutto, da queste lacrime che porto a passeggio tra alti alberi e fruscii di vento. Li,  sono sicura scompariranno, la nebbia le assorbirà e io a tentoni percorrerò sentieri allontanando ogni giustificazione. Non abbiate paura lacrime mie, vi terrò sulle mani annegandovi nelle acque di qualche sorgente… ma voi, esalando l’ultimo respiro siate clementi, non chiedetemi il perché di questa strana notte tra sentieri nebbiosi accompagnati da note, perché vi racconterei la mia più grande bugia negandovi d’essere rimpianti travestiti da fiori stinti da cui i petali ostinatamente mai riuscirò a far cadere.
 
Criss

Percorsi

mercoledì, Ottobre 29th, 2008

Rosa viola

Nascosta alla vita

martedì, Ottobre 7th, 2008

Continuo a ripetermi che tutto va bene, lo dico a chiunque mi chieda…Rido e scherzo, ma come sono brava! Ci credono tutti, ci credo pure io, fin quando non riesco più, quasi a respirare dalla rabbia. E vorrei smettere di respirare credendo così d’impedire agli occhi di lasciarsi andare. Ma che stupida che sono, chi voglio imbrogliare, ho fatto di una casa una gabbia da cui io per prima non voglio varcare la porta. Ridotta ad animale notturno vago senza superare la soglia. Hei Cri, l’ avresti detto quando sorridevi alla vita che alla notte avresti chiesto rifugio? L’ avresti detto che solo per una canzone avresti rivisto tutti i tuoi sbagli sentendo un assurdo nodo alla gola? Forse adesso ti spieghi quelle due poesie di ieri che non sembravano le tue… Forse adesso ti spieghi quella di questa mattina dove lasciavi andare il pensiero libero ai ricordi… E li rivedi… Tutti!

Ricordi lontani

 

Avvolgimi nebbia nel silenzio

che bacia la prima mattina

regalami l’ incoscienza alla vita

di quando ero bambina.

 

Attimi fatti di memorabili secoli

sperduta nei giochi d’infanzia

dove balocchi e sottane imbastivo

immaginando un mondo diverso

in cui respirare aria e speranza.

 

Nella mente melodie di carillon,

sulle ginocchia merletti e pizzi

tra le braccia bambole di pezza

nessun uomo bugiardo

vestito dei suoi effimeri vizi.

 

Solo io e la vita esistevamo,

 allora, giorni persi  in pensieri

fuori dalla porta tutti i  giudizi

sulle palpebre sorgevano albe

verdi prati e corse senza scarpe.

Sui palmi delle mie piccole mani

Muovevo onde sfiorando

 Infiniti blu giocando ai pirati

pur non sapendo nuotare.

 

Quanta grazia possedevo allora,

non occorreva saltare il fossato

nella mia torre ricoperta dall’edera

ero principessa e serva del nulla

vestita solo di colorate foglie.

 

(Criss)

 

Persa e libera dentro una melodia

martedì, Ottobre 7th, 2008
Note
 
Dolcissima nenia,
assaporo emozioni nuove
 e nuove note sento.
 Senza timore
ti porgo la mano…
 Eppure mi sei sconosciuta,
 gioca con me tra foglie morte
 non raccontare parole
sarebbe solo dolore.
 
 Rincorro una foglia ,
mi sfugge,  né seguo un’altra
 mi occorre… Voglio
 scrivere, imprimere
l’attimo
 che accade, adesso!
Voglio credere,
domani
che è accaduto.
 
 Scivola la mano
bagnata
 d’ inchiostro di brina,
tu penna di piuma
ti prego sìì instancabile
e fai il resto.
 
Danzate note!
Abbracciatevi  parole!
Che sia danza questa
a me conosciuta.
 
Con voi
trascinata per mano
lungo la riva
di un calmo lago
 accarezzo labbra.
 
Quanto
sono triste ora,
 lo vedo, lo sento 
così lontano,
eppure riesco
 a respirare
 il suo profumo.
 
… E continua, ora
 questo gioco di parole.
 Avvolge me
 nel mio stesso sguardo
 e a braccia tese giro,
giro, dentro
un fitto bosco
 
… Eppure il senso di tutto questo
 non lo conosco.
 
(Criss)

Spazi senza tempo.

sabato, Settembre 27th, 2008

foglie di pioggia

Vorrei trovare il modo di mettere ordine alle parole, riuscire a separare i pensieri dalle illusioni,
chiudere gli occhi e dormire, lasciarmi cullare da questo movimento strano che è il mio respiro.
Anzi, no! Perché dormire e rischiare di sognare.
 
Vorrei uscire fuori e giocare, correre sotto la pioggia senza che nessuno possa dire : è pazza!
ma che m’ importa… Che lo dicano pure, troppo poco mi sono interessata dell’opinione che altri potevano farsi di me.
 
Nel mio girotondo notturno, sento la forza del temporale che mi avvolge, e giro…
 Giro, giro, e giro ancora più forte, fino a quando la mia testa ha l’impressione di cadere….
All’improvviso stordita mi accorgo che l’equilibrio è perso e le gambe stanche cedono e, mi mandano giù…Finalmente a terra!
 
Le mie mani, ora non stringono una penna, non custodiscono dolore e sogni.
Le mani sono immerse nel  fango, e, le osservo mentre si confondono nella terra e scompaiono.
Insistentemente continuano a  girarmi attorno i pensieri, come piccoli esseri che giocano tenuti per mano…
Oppure sono io che da ferma,  giro intorno a loro, sperando che mi chiedano di entrare nel loro strano cerchio… Ma non lo fanno,  e il loro silenzio diventa anche il mio, in un gioco senza senso.
 
Ho sete, sete di me e del mio essere che non riesco a trovare.
Sete di conoscere il mio posto in questo assurdo mondo che non riesco più a capire.
 
Disseto con la pioggia le  labbra, ma l’acqua su loro si gela e  le spacca,
mi nutro del mio stesso sangue, non posso concedermi di perderne neppure una goccia.
 
….Come trema ora la luna per questa sua creatura,
 si nasconde e  trema di paura
digrigna i denti a difesa come una gatta pronta ad attaccare…
 
Ma chi vuoi attaccare? Non sono altro che una rana.
Non chiedo altro che il cielo continui a far cadere poche stille d’acqua  per stare bene, il mio stagno si è inaridito e adesso vivo in una pozzanghera d’acqua salata.
 
… Non mi si tolga anche questo,
 domani all’alba io lascerò il posto agli uccellini che avranno sete
e nell’ombra come ho fatto fin’ ora tornerò.
 
(Criss)

Delusioni

giovedì, Settembre 25th, 2008

Potessi non sentirmi così…
 
 
Potessi essere uno schizzo d’acqua di questo mare. In esso potrei confondermi, sentirmi forte al pari delle sue onde in tempesta. Vorrei essere forte come loro, quando maestose giungono alla riva trascinando via ogni impronta lasciata per caso durante un’ assurda  passeggiata solitaria.
 
 
Potessi essere uno di questi minuscoli granelli di sabbia che formano l’ immensa distesa argentea. In essi mi confonderei attendendo la marea, dispersa tra mille simili come me, sognerei di andare lontano senza pensieri, trascinata a largo per sempre libera, sostenuta solo dal nulla durante il mio errare, senza meta fino a quando poi… Finalmente sul fondale calmo riposare.
 
 
Potessi essere quella nuvola carica di pioggia che dall’orizzonte osservo venirmi incontro veloce,  possente e minacciosa. Illusa non mi fai paura!
Come lei mi sentirei forte, leggera e sicura di dominare le mie lacrime, trattenerle per poi farle scorrere solo al momento opportuno…Non ogni volta che il cuore dal petto  devo strappare per soffocare il  dolore, reprimere  rabbia, oppure annebbiare un ricordo lontano per non sentirmi morire.
 
 
Potessi essere tutto ciò che al mio sguardo da sollievo, anche se fosse solo illusione per trovare un attimo di pace… Specchiarmi in quel riflesso cristallino che riflette ogni sogno infranto come un prisma dai mille colori. Ma non lo sono! Sono solo un essere fragile che accarezza l’alba in un giorno di settembre in riva al mare che promette tempesta a chi  ormai temporale nell’anima sente dilagare.
Potessi in lui trovare rifugio invece di questo  senso di impotenza per tutto ciò che dalle mani vedo scivolare come sabbia che non viene più bagnata  dal mare ma solo da lacrime amare.
 
 
Desidero sentirmi nuvola possente e invece… Aspetto il temporale per potermi confondere nel suo abbraccio premuroso… Stanca di asciugare la mia assurda pioggia che più nulla riesce a far germogliare.
Arresa ormai , sono stanca di lottare voglio vedermi  confondere in quelle gocce che su me si riversano dal cielo…
 
 
E così, in un alba che sembra non arrivare… Senza rendermi conto è giunto il tramonto in questo giorno senza fine, in cui  non ho visto il sole.
 Sola  seduta sulla sabbia ho solo sognato piangendo di non desiderare più nulla per non sentirmi più delusa da nessuno… Neppure da me stessa.
 
(Criss)

La ricerca di me stessa sperduta nel pensiero

venerdì, Settembre 19th, 2008

Libero scorre il pensiero.

 

 

E’ sconcertante quanto spesso si abbia bisogno di scrivere per riuscire a liberare la mente, il senso di inadeguatezza che affligge ogni centimetro del proprio essere, diventa come un corda di cuoio , che dopo esser stata bagnata stringe il collo facendo mancare il respiro. E così, all’improvviso davanti al proprio sguardo, scorrono fiumi dove le acque appaiono divise, dai sassi ma inesorabilmente convogliano tutte prima o poi verso la stessa cascata. Seduta sulla riva di questo strano fiume osservo silenziosa, fili d’erba che mi fanno compagnia danzando sospinti dal vento, non riesco a parlare con loro, eppure loro lo fanno con me, ondeggiano, come a volermi far capire che tutto dipende da ciò che ci sfiora… Vorrei tanto poter dire che adesso mi sento forte, che nulla mi ferisce, eppure, almeno con me stessa non posso nascondermi dietro false maschere… In quel fiume conto i sassi, 1, 2, 3,… Né perdo il conto, né sento i lividi sui fianchi,  quando cercando di non affondare, a loro ho sbattuto, evitato uno, non ho avuto neanche il tempo di respirare perché il successivo era li, ad attendermi, e via di seguito fino all’ultimo, fino a quella cascata, nel vuoto senza appiglio… Un liberazione quasi… Immergendomi tra quei flutti ho sperato di riuscire a far affondare i miei pensieri, ma loro leggeri più del mio dolore, sono rimasti a galla. Quasi a voler prolungare la mia agonia, il mio cammino… Loro mi hanno fatto arrivare a riva. Un disfatta dietro l’altra, in cui altro non si nascondeva che un combattere solo contro me stessa, rifiutando il mio essere fragile. Il silenzio, adesso mi fa da coperta nelle lunghe notti insonni,  il cielo che rinchiudo in una stanza, da quaderno. Unica luce, il flebile bagliore delle stelle che ho smesso di contare, ma, riposte davanti al mio foglio uso come candela, che delicatamente illumina ciò che fa troppo male vedere,  che per paradosso, sento il bisogno di scrivere.

 

Un albero di salice

piegato dal vento,

sporge  verso le sponde

 scivolose di un fiume.

I suoi rami verdi,

vivono nella speranza

 di sfiorare l’acqua.

Che pena osservare,

quelle foglie gialle

rimaste attaccate

 sapendo di morire…

 

E’ notte, e tra quelle fronde sento il canto della malinconia che riempie l’aria, disegna sfavillanti magie per dileguare nebbie, s’alzano come fumi da una sorgente che non si ferma mai di scorrere, e il pensiero scava, si dimena, si dibatte, come un pesce appena tirato su dalla rete…Sa di morire, sa di esser destinato ad altri scopi…Ma ha sete e di quelle acque limpide come il silenzio, ne fa bevanda da guastare, al pari di un assetato nel deserto, quando legato a un centimetro dalla borraccia piena, la vede,  la sfiora, ma non se né può dissetare.

E, allora…

 

Vola allora pensiero,

 spiega le tue ali

dalla mie schiena,

 portami lontano,

 tra i boschi e gli antri oscuri

 della mia mente.

 Sono stanca di stare qui

 in riva al fiume ad osservare,

a vedere ciò che scorre

 in un circolo vizioso

 sempre controcorrente.

Sempre da me ritorna

 in un eterno inizio

che non ha mai fine..

 

Poesie classiche, poesie d’amore, ormai tutte le letture, non sfamano più la mia insaziabile volontà, di capire ciò che tutti vedono, ma che per orgoglio forse, non voglio accettare… Stanotte no! Non intendo scendere a compromessi, ormai lontani sono i discorsi, lontani i ragionamenti e le domande che le solite risposte non accetteranno più. Non esiste la teoria degli opposti nel mio pensiero, non resta in piedi neppure il discorso di me differente e quindi incomprensibile… Mi si ascolta quando conviene, quando forse, indubbiamente, la realtà delle cose diventa un innegabile paradosso da sostenere, per non dover rispondere a chi, ha occhi per vedere.

E, allora…

 

Coraggio,

buttati dentro te stessa,

salta il fiume del tuo pensare.

In lui lasciati trasportare,

 verso ogni luogo la corrente

 riesca a farti  arrivare.

 

Saltato il fiume, dall’altra riva osservo e scruto me stessa .

Un riflesso di tristezza e malinconia, ghirlande di fiori che non odorano più, foglie stinte, su cui scrivere pensieri senza inchiostro, senza senso, senza rimorso di aver scelto, pur sapendo di sbagliare.

 

E intanto, il fiume scorre e in lui libero la mia mente, come se fluttuare senza peso nella sua superficie potesse aiutarmi a non lasciarmi andare… Ma che voglio fare? Io voglio, lasciarmi trascinare, voglio sentire la corrente che mi sostiene, che mi attraversa… E senza oppormi arrivare, dove neppure io so di voler andare…

 

Come relitto dopo un terribile naufragio,

andrò alla deriva se sarà destino, oppure

nell’ acqua controcorrente risalirò

per ritrovare il comando di una nave

ormai colata a picco, senza tesori,

senza diamanti, perle e rubini…

 

Soltanto  fogli, tanti, nessuno bianco,

tutti imbrattati di parole impresse,

sconnesse e libere,come le lacrime

 che mi impedivano, allora di vedere

ciò che scrivevo… Oggi ciò che scrivo.

Unica penna, la mia mano

 che le asciugava…Che adesso le asciuga!

 

 

Ora basta! Sono stanca , mi sento svuotata, come se linfa vitale dalla voglia di scrivere mi fosse stata rubata…

Tornerò ai piedi di quel salice, ad aspettare che lui riesca a realizzare il sogno di sfiorare quelle cristalline acque, il suo vivere o morire sarà d’esempio per me…

 Se riuscirai, oh albero,  raccogline un pochino anche per me, per dissetare la mia vita che in acqua si sostiene, che nell’acqua annega, che di sete muore.

 

Aspettando l'alba..Incontro me !

mercoledì, Agosto 20th, 2008
img117671_girl_gotik.jpg rose image by Lilith87_photos
 
Aspettando l’alba..
 
Tic Toc, Tic Toc..Canta il pendolo a ricordarmi il tempo di questa lunga notte..Il sonno non si è accorto di me, non vuole rapirmi e nell’oscurità della notte, ripercorro giorni..La notte avvolge ogni cosa con il suo manto nero, ed io come un fantasma mi vesto di luce che luna mi dona..Direbbe il poeta : è un’anima in pena che della notte fa suo rifugio per ritrovar ciò che alla luce sfugge..L’ennesimo caffè, l’ultima sigaretta e poi dormirò..Già vorrei crederlo e il sorriso che amaramente si svela sulle mie labbra sostiene il contrario..Un po’ di note a rinfrancar il pensiero..Ma la scelta volontariamente ricade su ciò che anche l’ultimo barlume di sonno lascerà volar via..Scriverei una poesia, ma quando mai ne ho scritta una, dico che sto danzando abbracciata alla malinconia e su questo non discuto, non intendo raccontarmi una bugia. Lento sale il fumo di quella sigaretta e con lui anche il pensiero scivola via, stringe il cuore, liberando ogni suo sentire, discuterei anche con i grilli che continuano a cantare ma non mi va di dissentire per farli tacere..La loro è una sorta di melodia allegra che contrasta con la mia che sfiora la pazzia..Dormire, chiudere gli occhi per non pensare sarebbe l’unica cosa da fare. Ripeto come un ritornello queste parole, eppure non mi convinco, adoro la notte e il suo silenzio che di me a me stessa racconta, ed io come spettatrice ascolto, osservo e scopro che non sento il peso del vuoto che sotto il mio passo avanza. Spengo la luce, non occorre vedere ciò che riempie inutilmente quella stanza, l’aria fuori è fresca uno, due, tre passi e la porta è ormai alle mie spalle, la notte è davanti ai miei occhi, e della sua pace respiro ogni istante, ogni sibilo, ogni sospiro..Starò sul ciglio delle scale ad ascoltare, me stessa, i grilli e vedrò per l’ennesima volta l’alba le mie labbra baciare..
 
( Criss)