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Gocce di polvere

L’occhio si ferma su mano sterile
di tempo, tesa verso l’orizzonte
la voce è una gabbia d’aria umida
che strozza le parole eccessive.

La stella madre è ampolla colma
di un tetto troppo vasto in cui
l’essere è un perdersi in partiture
di noi armonia, siamo il racconto
che vigoroso muove il suo dire
nel raggio di un fugace iride.

È orfano esistere il nostro,
senza brama di tempo siamo
sorsi di pioggia che calano lenti,
tenendosi in equilibrio sul ciglio
del giorno; ed è lontano vagare
di due macchie scure, rapite
nel cenno raccolto delle labbra
in ginocchio alle porte riservate
di un repentino imbrunire.

L’attimo ci ferma Vita, coscienti
di essere solo timido battito
d’ali acerbe, siamo sol pulviscolo,
tangibile movimento che dilata
questa brezza densa di ordine.

Cristina Desogus

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