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Posts Tagged ‘la mia tristezza’

Perle di rugiada

giovedì, Gennaio 1st, 2009

Dream of liberty

venerdì, Dicembre 26th, 2008

 

Silenzio, abbracciami! 
 
Non so quanto tempo ho trascorso
congedando il sole nel suo declinare. 
Il giorno è svanito dalle mie mani
come un filo d’erba nel vento. 
 
La notte giunta troppo in fretta
con bocca spalancata ha infierito
 non cercando carne da divorare. 
 
E nel tempo in cui la mia ombra
si è sciolta nell’ultimo grido di libertà
invano ho chiamato la morte. 
 
Dove è adesso la donna?
Dove è adesso l’orgoglio? 
 
Nelle ore del dormiveglia
ho appeso alle stelle un mantello
cucito con la sciocca disperazione
di esser lasciata sola… a pensare. 
 
Ora stanca di questa notte oscura,
l’unica via da seguire sembra
il profumo di una rosa dai petali
tinti di sconcertante paura. 
 
Dove è adesso la donna?
Dove è adesso il coraggio? 
 
(Criss) 

Tanti auguri a tutti voi

giovedì, Dicembre 25th, 2008

La fiamma della speranza
divampi in tutti i cuori.

Per un mondo migliore
Per una vita che valga
la pena d’esser vissuta
sempre
con dignità e amore.

Piume senza ali

lunedì, Dicembre 15th, 2008

 
Son piume senza ali
le mie mani  
che disegnano nell’aria
i contorni del tuo viso.
 
Piccole gocce di pioggia
che dipingono sentieri
su un vetro
mentre muoiono
in una notte piovosa.
 
Son piume senza colore
le mie mani
che stringono respiri
riflessi in sogni infranti.
 
Ad ogni alba rivedo
il non vissuto
in un sfiorar di labbra
che sostiene ogni mio
nostalgico pensiero.
 
Son piume senza ali
le mie mani
che lasciano scorrere
parole di ieri
oggi una eterna lacrima
solca e disegna
ferite nel mio cuore.
 
… il resto è vissuto
 e mai scomparirà in quel
malinconico sbiadire.
 
(Criss)

Sentieri di vetro…

venerdì, Dicembre 12th, 2008

In fin dei conti non sarebbe stato che un altro Natale, uno uguale a tanti altri appena trascorsi, di cui ancora si conservavano i cocci. E allora che c’era di diverso in quella notte? Cosa aleggiava nell’aria a meno di tredici giorni da una giornata conosciuta così bene?
Sulla scrivania, nel suo angolo buio, accese una bella candela profumata, rossa per essere a tema con le tradizioni, alle sue spalle l’enorme albero illuminava tutta la stanza con centinaia di stelle intermittenti, una calda coperta sulle spalle e il solito amico sulle ginocchia che ronfava sornione, nulla era cambiato, neppure lui che da anni la osservava in silenzio mentre scriveva. Un pacchetto nuovo di sigarette e il portacenere ormai pieno. La notte avanzava come una forsennata, tra folate di vento e porte scricchiolanti, il mondo sarebbe potuto crollare in quell’istante: a lei non sarebbe fregato nulla; lei adorava e odiava queste notti, le cercava per poi non riuscire più a fuggirne; come un falena che cerca la luce proprio dietro una ragnatela. Si, come lei che pur conoscendo il rischio va, senza voltarsi, va, punto e basta; sapeva che solo alle prime luci dell’alba si sarebbero visti gli effetti, quando ormai stremata i suoi occhi si sarebbero chiusi, gonfi per il troppo piangersi addosso. Nel corso degli anni si era costruita un piccolo rifugio lontano da tutto e tutti, tranne che da sé stessa, una bolla di sapone che galleggiava leggera nell’aria. Si, un piccolo spazio senza confini solidi, dove solo i suoi pensieri venivano invitati come ospiti a cui porgeva come piatto principale la sua mente.
Era appena iniziata la più lunga notte di tutto l’anno, non sarebbe passata mai e chissà se l’inizio era avvenuto alla mezza notte del giorno appena trascorso oppure nel momento in cui ebbe certezza di non appartenere a nulla, neppure a sé stessa. I ricordi iniziarono a bussare alla porta, non occorreva alzarsi ad aprire e non sarebbe servito a nulla cercare di sprangare le feritoie per ritardare il loro arrivo. I visi lontani, non erano poi così grave; tanto avvolti nella nebbia e neppure le parole si erano fatte meno dolorose. Ripensava a quante ne aveva scritte, pile e pile di quaderni, pagine di vita e frammenti di lei, sparsi senza data. Le mani ne presero uno tra i tanti, forse fu un caso, forse un volersi far male da sola leggendo quanto nulla fosse cambiato nella sua vita, chissà perché aveva scritto così tante parole, ingenuamente forse pensava che lasciandole andare libere sui fogli il loro significato si sarebbe scolorito assieme all’inchiostro, ma non era stato così, nulla nella sua vita era mai accaduto per caso o come aveva ostinatamente sognato.
Forse liberandole le aveva soltanto legate a doppio filo a sé stessa, forse in questo modo aveva costruito lei stessa le sue catene, aveva intessuto accuratamente la ragnatela che l’avrebbe imprigionata, avendo la possibilità di rileggerle.
Un’ altra sigaretta, un altro caffè e le mani iniziarono a gelarsi, non riusciva a stare dietro ai suoi pensieri, le domande si accavallavano e le risposte restavano indietro come il suo sguardo, ormai perso nel vuoto. Ripercorse boschi nebbiosi dove aveva incontrato angeli con ali spezzate che raccoglievano le sue lacrime, ripercorse voli pindarici in cui persone come lei riflettevano i propri sogni, ripercorse i sogni che avevano costruito su sentieri fatti di vetro sottile, dove a piedi nudi rincorreva le sue paure per guardarle in viso senza mai affrontarle con decisione.
Un’altra sigaretta e l’albero scintillante cominciava ad infastidire con tutte quelle luci, annebbiate nel suo sguardo; opportunamente decise di spegnere e lasciare solo quella piccola candela, in fondo era il buio che cercava, effettivamente tutto quello che poteva farla sentire a casa in quella notte sarebbe stato superfluo. Mancava un po’ di sottofondo musicale, una bella canzone che facesse crollare definitivamente le sue maschere da pagliaccio sempre sorridente.
Ecco, era giunto il momento, la sedia a dondolo l’attendeva davanti al camino, il fuoco acceso avrebbe fatto il resto con la complicità della notte, chiuse le palpebre, e invece di vedersi più forte conoscendo i trascorsi, ancora una volta si trovava nel bordo del precipizio da cui più volte aveva spiccato il volo senza ali, senza la paura di sprofondare nel buio, e ancora una volta la terra iniziava a tremare sotto i suoi piedi, e assieme alla polvere sollevata dai ricordi, anche lei nel buio creato dentro sè stessa sprofondò.

Parole in fumo

giovedì, Dicembre 11th, 2008
E’ così lenta la fiamma
di quella candela.
Senza riserve scivola via
l’aria dalla bocca
consumata nel fumo
e intanto…  si avvolgono
i pensieri come bende
attorno al mio corpo
per sedare una ferita
che mai smetterà
di sanguinare
 
… e sale il dolore,
seguendo una fiamma
che consuma
nelle sue sfumature
i contorni di parole
che di colore e profumo
ricordano solo il nero.
 
E’ così lenta la fiamma
di quella candela
 … e la sua cera bollente
scivolata per caso
sulla mia mano
non lascia bruciore
non scioglie ghiaccio
 
… sarà voglia di vita
che mi abbandona
… sarà freddo
che invade le carni
… è un predone
che punta la sua spada
dritta  al mio petto
squarciando il cuore
prima di gettarlo nel fango
come un lurido straccio.
 
(Criss)

Io, Dolce Lacrima

sabato, Novembre 29th, 2008

Lacrime di inchiostro

sabato, Novembre 29th, 2008

(cliccare la foto per ingrandirla)

Non sto piangendo,non ho motivo di piangere adesso. E allora? Perché seguo il ritmo di quella nota di piano come ipnotizzata? È un do, un si, o un la… non so, non conosco pentagrammi ora. Non distinguo null’altro che il tintinnio di gocce pesanti quanto il piombo che cadono e  sporcano questo maledetto foglio.
Voglio uscire! Devo uscire, andare… attraversare la notte, vestirmi di buio… sentirmi lontano da tutto, da queste lacrime che porto a passeggio tra alti alberi e fruscii di vento. Li,  sono sicura scompariranno, la nebbia le assorbirà e io a tentoni percorrerò sentieri allontanando ogni giustificazione. Non abbiate paura lacrime mie, vi terrò sulle mani annegandovi nelle acque di qualche sorgente… ma voi, esalando l’ultimo respiro siate clementi, non chiedetemi il perché di questa strana notte tra sentieri nebbiosi accompagnati da note, perché vi racconterei la mia più grande bugia negandovi d’essere rimpianti travestiti da fiori stinti da cui i petali ostinatamente mai riuscirò a far cadere.
 
Criss

Prendo la penna e scrivo… una poesia in un fazzoletto

domenica, Novembre 23rd, 2008
Di  notte
Tremule stelle
osservo aldilà
della  vetrata.
Sentieri
senza luna
e fiumi
senza acqua
attirano
la mia mente.
Tremule stelle
osservo
nel  passeggiar
di sorrisi
e croci silenti
inchiodate
a  pensieri
che  procedono
a passi stanchi
… e il vetro
all’improvviso
s’appanna.
(Criss)

Passi nel vuoto…

venerdì, Novembre 7th, 2008
Senza tempo
 
Non occorre contare quante volte il sole
sparirà  dietro l’orizzonte
ora… non ha rumore il pensiero,
libero sale verso il cielo
come un purosangue senza briglie.
Solo poche albe fa osservavo
viali rossi d’autunno,
foglie rincorrersi senza un perché
… ed io ero impietrita
mentre specchiavo le mie paure
in laghi di lacrime mossi dal vento.
Era certo la fine d’ottobre,
non ricordo quel rosso tramonto,
la memoria, oh, che cattiva amica
 … la memoria.
Lei è stata così crudele con me,
ha custodito solo l’opprimente morsa
che attanaglia il mio petto.
Non occorre contare quante volte il sole
ha  mostrato il suo volto bugiardo
donando l’illusione di un nuovo giorno.
Ora… non esistono giorni che possano
apparire differenti,
non esistono nuovi profumi
che permettano alle labbra di sfiorare
rose dormienti in attesa di primavera.
Ora il mio corpo si disperde nell’incenso
che sale lento in antri che non conosco.
Il mio essere vive nel pensiero che riempie
una stanza senza cielo che lo limiti.
Il mio pensiero prende forma nella luce
di una candela che lenta si consuma  
tra silenzi e parole senza tempo.
Ora.
 
(Criss)