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Non ho più poesia

Non ho più
poesia d’incanti e visioni,
per quale ragione
mi hai abbandonata?
 
Come la nebbia
che cede il passo al vento,
e la rugosa notte
si dirada rosa dall'invidia
davanti all’aurora,
tra voli d’estasi, crolli
in sorrisi amari
e labbra sazie di miele,
così ti sei stranita.
Un deserto io, partorito
sui miei stessi palmi,
senza obbligo d’acqua
prospero di semi straziati,
e attendo le falci,
come il grano che trema
all’idea del granaio.
 
Cristina Desogus

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Consapevolezze

 Solitudine, in che misura
indispensabile mi sei diventata?
 
Nuda roccia ormai m’indossa
e agli occhi vitrei, soltanto il cobalto
del mare è vitale sfogliare.
 
Sepolcro d’assenza,
nelle carezze tue, alcunché manca.
 
Al petto visioni e declini accosti.
Finestre semiaperte in ataviche aurore
sono ormai tempo e pensiero,
crocifissi e improbabili palpiti d’ali
che non esigono più, impellenze.
 
Cristina Desogus

 

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Mancanza

Chi mi nega il riposo?
Le notti, l’inchiostro, gli occhi
corrono nel tempo.
 
Spesso l’oblio è signore di tutto.
 
La penna è serva, è padrona,
legata senza rammarico alle parole
setaccia carne e ossa… e scava.
 
L’ abitudine è silenzio,
è seme che prospera veloce
ed è ellisse nel dolore.
 
Cristina Desogus

 

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Note Notturne

Ieri l’usignolo non è tornato!
Per tanto tempo aveva schiarito le lunghe notti d’inverno.
 
Il suo canto era il più caldo, il più gentile dei suoni
e riempiva i pensieri di ricche sfumature,
come una mano sapiente, che dà vita al giovane giardino.
 
Le sue note, certe volte, erano avvenenti ninfe
-le vedevo chiaramente- gravide di vita avevano il potere
di rabbonire l’incerto piroettando su gocce d’acqua.
 
Quel canto, altre volte, era come i giacinti color cielo,
oppure come gli odorosi gigli, quelli bianchi,
che dal primo bocciolo fino alla morte di tutto il colore
rendono viva ogni immagine con il solo profumo.
 
Ieri l’usignolo non è tornato!
Per tanto tempo aveva schiarito le lunghe notti d’inverno.
 
Cantava la vita con ogni tempo in un respiro.
Ahimé, com’è triste ora Primavera!
 
Nel mio giardino, di tutti i fiori gode la vista all’alba,
silente scruto, il narciso che accenna un sorriso,
mentre si specchia  pago di sé in una goccia di rugiada,
 
adesso le fresie e i gelsomini odorano di nuovo,
sussurrano di favole alle “pratoline” ansiose di sbocciare,
 
ma nessun gentil canto rabbonirà le tenebre.
 
Cristina Desogus

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Il senso e il silenzio

 
Tristezza.
Lo sguardo distante
-mi vedo lontana-
avvicino pensieri confusi,
smarriti nel tempo,
nelle onde.
Si chiama miraggio.
Scorro lontana,
lungo bianche spume,
lungo una ruga
che ieri si nascondeva,
oggi mi consola
… e gli occhi,
sempre quegli occhi
-ora da bambina,
ora di donna-
sempre più lontani
spingono passi,
carezzano amabili venti
come lunghi capelli.
Tutto questo
un giorno avrà fine.

E allora?

Si chiama vita.
Il senso e il silenzio,
da cui partire per poi
far ritorno.
 
Cristina Desogus  

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Nota d'inverno

Ho desiderio
di corse senza respiro,
necessità di riposo
e risvegli dove il cielo
ha lo stesso colore
degli abissi.
 
Ho bisogno:
di sole che affonda
artigli di luce
e chiodi nel cuore,
di perdermi nella danza
di canne al vento
che offrono le chiome
slegando trecce
consumate in dubbi
e nuove paure.
 
A questo specchio
che taglia l’alba,

in acqua e calce viva
svelo la finzione
che è rosa e spina
concepita  nel petto
di un tramonto.

 
Cristina Desogus 

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Fragili

 L’idea ossessionante di inseguirti
nei pianti, ormai, è solo pioggia asciutta,
 
respiro e muoio di te
accettando come il folle prove dal nulla.
 
Siamo fragili, persino  un autunno
paragonato all’esistenza
è cristallo d’acqua che slega nodi
nel semplice bacio della brina.
 
… e  vorrei esserti presente, domani,
pausa d’inchiostro e sfumatura
nei disegni approssimativi del tempo.
 
… e vorrei esserti poesia, ora,
dove ci si consuma di verità nell’ essere
essenza di nebbia e assenza di noi.
 
 
Cristina Desogus

 

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#3. Nel tempo

È un maleficio
questo tuo prendermi l’anima.
 
Offrirla al desideri0
mentre pago divori il tuo cuore.
 
Bussiamo furtivi e scellerati
alle porte dell’Eden.
 
Prigionieri nel bacio del giorno
tu mi confondi
 
e già mi vince la tentazione
 di possederti ancora
 
… e ancora.
 
 
Cristina Desogus

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#2. Nel tempo.

 

E non mentire al tempo Amore,
ora che la nebbia si assottiglia
 
volgi lo sguardo!
 
La luce, crudele, graffia gli alberi.
 
La notte appena trascorsa
invidiosa, ancora sussurra di noi
all’orecchio dell’infinito
 
e aspetta,  impaziente,
la prossima morte del giorno.
 
 
Cristina Desogus

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#1. Nel tempo.

   

Ah            come è semplice      cadere

tra le braccia di quest’alba.

 

 

Cadono,  come foglie distese,  le mie paure.

Cadono sui seni i pensieri, il desiderio di te.

Cadono certezze come raggi di sole,

 

sulle nostre labbra sono brina che si disseta

di questo tempo  nutrito dall’attesa.

 

 

Cristina Desogus

 

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