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Attimi di sole

Ho sentito gabbiani piangere il mare,
sbranare il cuore passeri bloccati
nel mio sguardo invidioso.

Ho sentito il sole stringere il cappio,
il viso dilatato del giorno
ruba colori acerbi alle lenzuola,

quelle di ieri, ancora,
profumano d’azzurro e sorrisi.

Ho raccolto istanti defunti,
pentagrammi muti e gocce urlanti
che annegano in me.

Cristina Desogus

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In Ombra

In ombra
rumoreggia la vita mescolando chiavi
di gialli giardini e falsi castelli.

Notte! Notte!
Candidi amplessi e catene offri a gelsomini
tormentati da spine e velluti.

Hai tu un cuore vita?
Oppure sei soltanto padrona
d’orgoglio e stagioni cinte da pie vendette
mai consumate?

Avvolgimi profumo di terra, piove,
e di silenzi voglio irrigare i giorni fuggiti
tra sentieri di vento e soffioni.
No, aspetta!
Cantiamo una canzone tuttora da comporre
e circumnavigando la luce fatua
di un granello di sabbia seguiremo la corsa
immemori di stelle e campi ingentiliti
come i ricordi bruciati dentro fiamme future.

Notte! Notte!
Resta ferma dentro il cielo che crolla
corvino ed eterno, resta adesso, tra me e te
stretto il profumo di un fiore d’ora in ora
reciso… e rumoreggia la vita.

Cristina Desogus

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Cristalli

 È vuoto di parole il precipitare di voli
che sorreggo povera di mani.
È vuoto l’andare di notti asprigne
che inondano di profumi candele accese
lasciate al mare, così
come ricordi di demoni e angeli
troppo identici per non mescolarsi
al mio temporale.
 
Cristina Desogus

 

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Piove ancora

Oziosa primavera

ancora il vento trascina in me
capricciosi dei.

Profano cielo sgravati
d’ ogni luce
 
sei  troppo vicino per stringerti
… e dirti addio.
 
Piove ancora

l'incolta  goccia addolorando
il ciglio spossato.

 
Oziosa primavera
 
dentro pensieri  e colori  spezzati  
sei riflesso d'aria
 
 …e  solitaria parola
che mai vincerà il mio silenzio.

Cristina Desogus
 

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Silenziosi suoni

Amore, quando arrivi
non bussare alla porta;
non dire: “ il giallo
dell’estate mi ha disperso,
e i nastri dell’inverno
col gelo m’ hanno legato”.
Amore, quando arrivi
non dispiacerti
se negli occhi con il verde
dei prati ti ho vestito,
e sulle secche labbra
ti ho dipinto
di rossi papaveri e viole,
seducendo, così,  il volo
di api e farfalle
avide di lacrime salate
e amaro miele.
Amore, quando arrivi
non coprire di parole
il nudo silenzio
di ogni tuo dì lontano,
ahimè,  le notti di vuoti
ancora rimbombano,
stendendosi sulle mani
e ogni alba mi giunge
già priva di vita
nell’attesa d’averti.
 
Cristina Desogus

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Così arriverai e…

Così t’ immagino morte.
 
Un tenue color d’ azzurro
a cadermi addosso;
nel tuo abisso fiorito
fili di giada e  pensieri legati
alle paure terrene.
 
Dei giorni sprecati,
solo nel volo delle allodole
rimarrà il rimpianto
ad invocare tregua al respiro
lasciato a terra
come un foglia al vento.
 
Così t’immagino morte.
 
Dimora visitata da ombre
incatenate al proprio dolore
intanto che il giorno
sorge maestoso
avvolgendo la brina sazia
d’erba e canti di primavera.
 
Cristina Desogus
 

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Tempo dismesso

Poi giunse il tempo dismesso,
sistemò le carte a cerchio e colorò
bolle d’aria di pugni chiusi.
 
Luce fioca concepita nell’oscuro
e rimandata agli occhi dal silenzio.
 
Respiro tenace  seduto
sulle ginocchia accanto al forse.
 
Aria  velenosa impastata col fumo
da mani logore di nulla,
tra gelo e fiamme sul mio telaio
fili di parole ripescati dall’inferno.
 
Poi giunse l’alba, arazzi di marmo
nel nuovo giorno disposti,
 
divisa dal noi, unita nel sangue
con forma e sostanza
ho indossato la pelle del serpente.
 
Cristina Desogus

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Tuoni di nebbia

Così poco stringerai morte tra le mani
nel saccheggio delle mie mura.
Forse l’ultimo fremito sarà terrore,
oppure,  rinuncia  alle porte dell’inferno.
Il dolore e il freddo nel fuoco
un doppio morire scritto col sangue
su labbra schiuse al mattino;
il peso e l’impulso di un taglio infetto
nel costato radunerà la brina
da un assetato giardino mai nato.
Così poco stringerai morte agli occhi
svuotati come ampolle godute.
Forse mi cingerai di fango mescolato
con olio di muschio, e alla radice
annodata al pianto del tuo lutto
racconterai dell’acqua da me inseguita
che il falso vespro nel mare  riversa
vestendo d’azzurro e tuoni di nebbia 
il limite dell’ alba nel cielo capovolto.
 
Cristina Desogus

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-Amore-

Di giunchiglie la mia voce semina il profumo
sillabando con ticchettio di pioggia il nome -Amore-
 
Specialmente adesso che pare inverno,  e la parola
supera il gelo mescolandosi alla carne che urla.
 
Specialmente oggi che la rosa vestita di spine
tra nubi arrossite sanguina all’ombra del paradiso.
 
 
Cristina Desogus

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Fiori senza nome

Questa lacrima d’amore crudele
tutto svelle al suo passaggio.
 
Questo mazzo di fiori senza nome.
Questo rigo che disegna il dolore.
 
Ragnatele cucite al buio delle viole
le mie mani che fendono l’aria.
 
E il respiro, si il respiro mi divora
nell’ attesa di dimora senza ore.
 
Cristina Desogus

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