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Così triste è l’assillo dei giorni.

Di te natura, amo i fiori.
Sguardi sbocciati con occhi pieni.
Per viali coperti di foglie
ti porgi alle braccia in autunno
vestendo l’aria di memorie.
 
Di te natura, amo i silenzi.
Pensieri sparsi nel giro delle ore.
Come i gigli, quelli bianchi.
Fogli viventi incisi d’inchiostro
in cambio di incanto e morte.
 
Cristina Desogus

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Forse è morte…

Chi muore non si discosta più del dovuto
dal rumore di un sasso gettato lontano.
 
Forse è morte la linea slegata che realizza
il soliloquio incerto della pazzia;
 
nella goccia ritratta dietro allo specchio,
nell’opaco perimetro scavato di un volto.
 
Forse è morte lambire i tasti di un piano
a cui non occorre orecchio perché muto.
 
Forse era morte il tempo dei pianti,
ora si è chiusa nelle assonanze del nulla.
 
Cristina Desogus
 

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“Tempi (s)velati”

 
 
Difficile contare quanti tempi
ho intrecciato con canne e olivastri;
 
canestri troppo pieni,  gettati
nei corsi d’acqua di fiumi distesi.
 
Ora sono superfici di pazienza.
Ora sono confuse vie di fantasmi.
 
 
Cristina Desogus

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Caos

Ho tollerato il falso del vivere una vita degna
del nome che porta;
 
stringendo il respiro al mio seno,
 
ho girato silenziosa dintorno al sepolcro,
riesumando parole e false apologie d’onore.
 
Ho declinato l’invito del vivere assente
dentro il mio essere,
 
e riscattando il gusto delle erbe amare,
spesso ho ingentilito la notte saziando il niente.
 
Ho ripulito l’arazzo stinto dalla nebbia
e d’innumerevoli albe portate sterili in grembo,
 
di una soltanto è bastato
lacerare l’abbaglio per vedere il precipizio.
 
Oggi stesso congedo la donna morta bambina
tra rocche coperte di rovi,
 
e al calar del giorno spargerò sementi nuove
nel caos acquisito.
 
Cristina Desogus

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Albe morte

Ci sono albe

che si chiudono nella notte;

 

esseri fragili legati a liane di rovi

in attesa di fiorire.

 

Ci sono albe morte

che piangono un’ora tarda;

 

spiriti ribelli che abitano il giorno

nel corpo in cui ancora vivo.

 

Cristina Desogus

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Tratti di te e me

La vita, Vita Mia
è un nastro sciolto tra le mani,
una lacrima che scorre
mentre osservi che scompare
in un mare senza colore.
 
La morte, Vita Mia
è riverbero di un’ alba oscura,
è il calore di un tramonto
avvinto alla marea sospesa
nelle spire del volo;
 
tu Amore e Vita
sei il passo dentro il mondo;
il girotondo dell’oblio
che mi chiede di non morire,
anche adesso che la pioggia
mi annega dentro.
 
Cristina Desogus

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Rosso scarlatto

Ragnatele e corolle  bagnate di brina
piegano  l’alba sulla mia bocca.
 
La rosa duella con l’usignolo nel canto
mentre accoglie l’autunno e l’inverno.
 
In estate morirò nel profumo
di petali rossi nel tempo dismessi.
 
Cristina Desogus

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Nei giardini dell’uomo

 

Nei giardini dell’uomo
contratti i seni dell’unica puttana
angeli caliginosi sfondano muri e cosce
a difesa di catene e artigli.
Si sgozzano respiri innocenti
succhiando orgasmi di falso coraggio
e amaro veleno di giunchiglie
usate a rammendo su tele maledette
pitturate con labbra di vergine.
Caos e colori tracciano limiti
di paradisi diversi nel luogo in cui
fratelli e sorelle svendono ossa
e gemiti martiri battuti fuori
dal ramo nato dall’odio.
 
Cristina Desogus

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Come polvere

Sulle mani
 si taglia un sole deluso
che piange gocce
controvento;
sulla terra il passo
è risveglio che ordina
oblio e polvere.
Figlia aliena del giorno,
ancora temporeggi
nell’ essere?
 
Vecchia trascinerai
occhi e trecce di bimba
incompiuta.
 
Cristina Desogus

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Senza fine

Non viene più la sera
senza che l’intero giorno
non rafforzi la supplica
della bocca schiava
del tuo gentile respiro.
 
Come la fiamma
che si inonda d’aria  
e vive consumata
dentro l’indefinito,
 
così,  ti voglio
nel tempo senza fine:
 
né presenza, né assenza
ma inscindibile
bisogno nella carne
e nello spirito che vive,   
consumato di vita.
 
Cristina Desogus

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