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Posts Tagged ‘pagine di vita’

Il confine del silenzio

domenica, Aprile 19th, 2009
Regalami
delle rose le spine
dei campi
 i cardi selvatici
dei fiori
 le ginestre chiuse
affinché
con il mio sangue
si possa nutrire
la pianta novella
che deve ancora
nascere.
 
 
 
Non è importante sapere per nessuno in quale giorno accadde, oppure, se ancora sarebbe dovuto accadere.
 
Si risvegliò non avendo riposato affatto; il primo istinto da seguire fu quello di chiudere la porta a chiave.
Poi l’avrebbe gettata lontano.
Già fatto!
Ogni fuga doveva essere impedita.
 
Trattenendo il respiro osservò tutte le pareti; soffermandosi senza fretta su ogni centimetro bianco.
Sapeva cosa cercare tra le impronte, le macchie e le paure.
 
Cercava se stessa.
 
Gli occhi dilatati accusavano il panico di quella nottata.
L’ indefinito si era impadronito della sua mente, riducendo subdolamente ogni spazio che potesse sostenere la forza di ribellione al buio che accerchiava ogni cosa.  
 
Cercò di riprendere il controllo del pensiero dirigendo verso il basso lo sguardo, ma nello spazio libero del pavimento si delineò una lamina di ghiaccio sottilissima; non fu difficile immaginare il baratro.
 
Confinando il fiato in gola, sollevò lo sguardo verso il soffitto e, lentamente vide la forma imprecisa di linee e figure.
Chi erano?
Cosa erano?
Quanto erano semplici… apparivano eseguite dalla mano istintiva di una bambina; scarabocchi lasciati lì in eredità dal delirio appena trascorso. 
 
Era buio. Troppo buio.
 
La paura stringeva i polsi e slegava le carni dalle ossa.
Il costato sollevandosi per riavere aria faceva male; una sofferenza che avrebbe dovuto svegliare la mente dal torpore.
Quell’incubo, invece, eseguì prontamente un giro doppio allo stomaco con costrizioni e catene ancora più pesanti e,  schiacciò ogni volontà di reazione.
 
Ora, come poteva essere che la schiena si trovava inchiodata alla superficie  di quella lastra? Quando era accaduto?
 
Era il terrore del travaglio di una notte che nasceva in quel giorno.
 
Nell’ assedio completo di ogni muscolo, il corpo poteva contare solo sullo sguardo, un solo movimento di pensiero che diventava il portavoce di tutte le emozioni.
 
Tutto scivolò lungo il corpo senza sfiorarlo; tranne lo sguardo.
La parete del soffitto si fece più vicina  e vide un nuovo disegno, si distinguevano le parole che avrebbe voluto pronunciare in quel momento:
 
Traccio una mappa.
 Cerco un luogo.
Non voglio risposte.
Chiudo il confine
del  silenzio.
Disgiungo la struttura
 dell’urlo.
 Crocifiggo il cuore
 annientato dall’amore.
 
La padronanza di poter agire indipendentemente dalla stessa volontà premeva contro l’istinto di sopravvivenza.
 
In quel momento come ora… non era importante sapere per nessuno se si riuscisse a farlo,  né se si doveva ancora fare.
 
Fammi vedere come inchiodi il tuo cuore a quella parete sorrise l’ombra svelata dalla nebbia del respiro.
 
È  un errore chiedere.
È un errore  solo il pensare
di poter chiedere al cuore
di trattenere l’amore.
 
 
 
Un’unica lacrima cadde dal quel corpo immobile; il rimbombo della sua caduta svincolò il respiro dalla morsa provocando una crepa sul ghiaccio.
Un’unica lacrima che smascherava la fragilità di quell’essere appeso al filo dell’ istinto. Quella mattina segnava il risveglio dell’abisso sotto di lei.
Spinta dall’istinto si era gettata in caduta libera dimenticando di aprire un inutile paracadute.
Oppure, più semplicemente, aveva scordato di lasciare le piume attaccate alle ali, invece che strapparle per scrivere emozioni e sogni.
 
 
È un errore chiedere.
È un errore solo l’immaginare
di poter chiedere
al cuore di non annegare
 nelle lacrime per amore.
 
 
 
Cristina Desogus

Nel silenzio delle mani

giovedì, Aprile 16th, 2009
Si regge su mani stanche il giorno mentre fissa a martellate il vuoto nella ragione. La mente con inutile crudeltà tratteggia una pennellata di luce sulle spalle ed è abbandono. Come lacrima di cristallo ha dondolato sulle mie labbra  la calma rinchiusa in due note. Vita o morte. E ha giocato a rimpiattino la voce intensa della vita facendosi beffe del dolore, ma non sempre ho vinto…
In quest’attimo di pausa, non azzardo neppure l’idea di sporcare i muri con ombre cinesi, né ho la forza di articolare parole.
Vorrei non prestare attenzione neppure alla mia voce, ma  è un difficile rimarcare inutili quiproquo… non ho voglia di nulla e ho bisogno di tutto, mi rendo conto che solo il niente ha la padronanza del mio respiro.
 
Una lama invisibile penetra il mio seno cercando nascondiglio che forgi quel fuoco al centro di un deserto verde.  
 
Si regge su mani salde la paura sfiorando il cuore fino a farmi tremare all’idea di strappalo via come un filo d’erba.
Vorrei sciogliere i capelli nel dondolio di quest’altalena che ho inchiodato alle nuvole, e lanciarmi senza presa sicura toccando appena il suolo a cavallo della noia. Ma lo sguardo si è perso inseguendo un fiocco di neve morire felice tra le braccia del primo sole. Un traguardo di vita mi sono detta…  ho seguito addirittura il pianto della luna, e le ho dato ragione, perché snervata ha preferito abbracciare la follia, piuttosto che mascherare il desiderio di vivere un giorno accanto al sole… eppure in tutto questo mio osservare, una nota sbagliata evoca mille notti che ancora non ho vissuto. Continua la sua danza solitaria disegnando ombre, mentre un cucciolo di lupo intenerisce la feroce madre, e  un cane mansueto piange chiedendo una catena davanti a un precipizio.
È così, mi perdo di nuovo ascoltando il suono infelice della pioggia in una terra arida, momentaneamente vivo il mio tempo, sbagliata e assente nella mia presenza. Come quella nota mancata prendo sonno  nel silenzio delle mani… persuasa dalla mia ombra nel buio di una notte di ventiquattro ore.
 
Cristina Desogus

Conclusioni_ su ciò che resta.

venerdì, Gennaio 16th, 2009

 
Non vi è nulla di saggio
nel tuo silenzio.
 
È come l’infida attesa del passero
quando osserva nell’ombra
la rondine terminare con pazienza il nido
 
… rifletti!  Trova alloggio
che a lui non appartiene.
 
Non vi è nulla di saggio
nel tuo parlare.
 
È come il mare che saccheggia
dalla sua spiaggia conchiglie infrante
per non restituirne di nuove.
 
Hai ora,
tre denari d’orgoglio per mietere
ciò che hai fatto germogliare?
 
… paghi un equo prezzo di rammarico
pensando a quanto esiguo
poteva essere l’impegno per correggere
il  rimanente che custodisci
come albero povero di fiori e frutti
in tutte le stagioni.
 
(Criss)

Vorrei dire

domenica, Gennaio 11th, 2009
A  te,  che…
 
nel silenzio delle ore, oggi, solitario pensi.
 
Ascoltami…
 
lo schiaffo che la vita ti ha dato
spinge  il tuo cuore
tra le braccia dei lontani ricordi.
 
Lo so che…
 
rivedi  tra adii  silenti e nebbie di ghiaccio
gli abbracci e i giochi di ieri.
 
Ascoltami …
 
non scostarli,   per camminare
taciturno tra le parole che avresti detto
… che avresti potuto dire.
 
Comprendo quanto…
 
il ronzio del sole ti paralizza le mani,
quando i tuoi occhi chiusi cercano il buio
srotolando domande su sentieri scuri.
 
Ti vedo quando…
 
i gesti dei giorni andati via  
echeggiano nei passi tuoi,  assordandoti.
 
Ascoltami…
 
non ricordare dei giorni,  il viola e il nero,
…  non solo.
 
Prova a…
 
ricordare  l’immenso  calore  ricevuto  
dall’ abbraccio che  ora ti manca.
 
Ricorda anche il rimprovero…
 
 dopo le  corse sfrenate lontano da casa
… le grida di quando bambino fuggivi
 per ribellione, per dare  prova
 che anche tu avevi ragione.
 
Ascoltati…
 
lascia che il dolore liberi la presa sull’uomo
e faccia sciogliere come fiumi le lacrime del bambino,
affinché  tu  possa accettare la scelta
che la vita ad ognuno di noi nel tempo impone.
 
Cristina Desogus

Sono solo…

lunedì, Dicembre 22nd, 2008
Specchi
  
No, non sarà questo mio camminar stanco ad uccidermi.
No, non sarà questo specchiarmi in laghi di fango a farmi sentire inadeguata in ogni situazione.
No,non sarà il riflettermi in ogni mia paura a vincermi.
No, non sarà questo silenzio di parole che mi avvolge a trascinarmi nell’oblio del non ritorno.
No, non saranno queste lacrime a farmi sentire meglio adesso. 
Non possono avere questo potere se io non tolgo questa stupida maschera che sporca il mio viso. 
 
Mi uccideranno le menzogne che mi racconto ogni giorno quando appesa a un filo dico che esisto sapendo di non vivere seguendo il mio istinto.
Mi uccideranno gli sguardi di consenso che lancio nello specchietto per le allodole che mi sono creata per non vedere quanto sono codarda.
Mi uccideranno i momenti interminabili che sento tatuati addosso quando la mattina tremo al pensiero di mettere i piedi fuori dal letto. 
 
No! Non sarà la sofferenza ad uccidermi. Lei non ha questo potere. 
In questa lotta che continuerà a divampare in un campo di battaglia ormai ridotto in cenere, io continuerò a sentirmi morire ogni giorno…
pur sentendo d’esser viva senza trovare il coraggio di ammetterlo.
 
(Criss)

Sentieri di vetro…

venerdì, Dicembre 12th, 2008

In fin dei conti non sarebbe stato che un altro Natale, uno uguale a tanti altri appena trascorsi, di cui ancora si conservavano i cocci. E allora che c’era di diverso in quella notte? Cosa aleggiava nell’aria a meno di tredici giorni da una giornata conosciuta così bene?
Sulla scrivania, nel suo angolo buio, accese una bella candela profumata, rossa per essere a tema con le tradizioni, alle sue spalle l’enorme albero illuminava tutta la stanza con centinaia di stelle intermittenti, una calda coperta sulle spalle e il solito amico sulle ginocchia che ronfava sornione, nulla era cambiato, neppure lui che da anni la osservava in silenzio mentre scriveva. Un pacchetto nuovo di sigarette e il portacenere ormai pieno. La notte avanzava come una forsennata, tra folate di vento e porte scricchiolanti, il mondo sarebbe potuto crollare in quell’istante: a lei non sarebbe fregato nulla; lei adorava e odiava queste notti, le cercava per poi non riuscire più a fuggirne; come un falena che cerca la luce proprio dietro una ragnatela. Si, come lei che pur conoscendo il rischio va, senza voltarsi, va, punto e basta; sapeva che solo alle prime luci dell’alba si sarebbero visti gli effetti, quando ormai stremata i suoi occhi si sarebbero chiusi, gonfi per il troppo piangersi addosso. Nel corso degli anni si era costruita un piccolo rifugio lontano da tutto e tutti, tranne che da sé stessa, una bolla di sapone che galleggiava leggera nell’aria. Si, un piccolo spazio senza confini solidi, dove solo i suoi pensieri venivano invitati come ospiti a cui porgeva come piatto principale la sua mente.
Era appena iniziata la più lunga notte di tutto l’anno, non sarebbe passata mai e chissà se l’inizio era avvenuto alla mezza notte del giorno appena trascorso oppure nel momento in cui ebbe certezza di non appartenere a nulla, neppure a sé stessa. I ricordi iniziarono a bussare alla porta, non occorreva alzarsi ad aprire e non sarebbe servito a nulla cercare di sprangare le feritoie per ritardare il loro arrivo. I visi lontani, non erano poi così grave; tanto avvolti nella nebbia e neppure le parole si erano fatte meno dolorose. Ripensava a quante ne aveva scritte, pile e pile di quaderni, pagine di vita e frammenti di lei, sparsi senza data. Le mani ne presero uno tra i tanti, forse fu un caso, forse un volersi far male da sola leggendo quanto nulla fosse cambiato nella sua vita, chissà perché aveva scritto così tante parole, ingenuamente forse pensava che lasciandole andare libere sui fogli il loro significato si sarebbe scolorito assieme all’inchiostro, ma non era stato così, nulla nella sua vita era mai accaduto per caso o come aveva ostinatamente sognato.
Forse liberandole le aveva soltanto legate a doppio filo a sé stessa, forse in questo modo aveva costruito lei stessa le sue catene, aveva intessuto accuratamente la ragnatela che l’avrebbe imprigionata, avendo la possibilità di rileggerle.
Un’ altra sigaretta, un altro caffè e le mani iniziarono a gelarsi, non riusciva a stare dietro ai suoi pensieri, le domande si accavallavano e le risposte restavano indietro come il suo sguardo, ormai perso nel vuoto. Ripercorse boschi nebbiosi dove aveva incontrato angeli con ali spezzate che raccoglievano le sue lacrime, ripercorse voli pindarici in cui persone come lei riflettevano i propri sogni, ripercorse i sogni che avevano costruito su sentieri fatti di vetro sottile, dove a piedi nudi rincorreva le sue paure per guardarle in viso senza mai affrontarle con decisione.
Un’altra sigaretta e l’albero scintillante cominciava ad infastidire con tutte quelle luci, annebbiate nel suo sguardo; opportunamente decise di spegnere e lasciare solo quella piccola candela, in fondo era il buio che cercava, effettivamente tutto quello che poteva farla sentire a casa in quella notte sarebbe stato superfluo. Mancava un po’ di sottofondo musicale, una bella canzone che facesse crollare definitivamente le sue maschere da pagliaccio sempre sorridente.
Ecco, era giunto il momento, la sedia a dondolo l’attendeva davanti al camino, il fuoco acceso avrebbe fatto il resto con la complicità della notte, chiuse le palpebre, e invece di vedersi più forte conoscendo i trascorsi, ancora una volta si trovava nel bordo del precipizio da cui più volte aveva spiccato il volo senza ali, senza la paura di sprofondare nel buio, e ancora una volta la terra iniziava a tremare sotto i suoi piedi, e assieme alla polvere sollevata dai ricordi, anche lei nel buio creato dentro sè stessa sprofondò.

Senza un perchè…

martedì, Ottobre 28th, 2008
Fiori recisi
 
 
Fiori recisi in mattini improvvisi
… con il bacio della morte
ad essi è negato il primo raggio di sole
che scaldi il viso senza un perché…
 
Fiori recisi in mattini senza albe
… in tramonti senza ombre.
Nei cieli neri spogliati dalle stelle
lacrime piovono come petali scuri
accarezzando pelle spogliata dalla carne
mentre rivoli di sangue disegnano
vite gettate sulla riva del niente.
 
Fiori recisi poggiati
su ebani pregiati senza vita.
Suoni di trombe senza angeli
riempiono l’aria accompagnando
croci senza chiodi
portate con onore sulle spalle
… sulle fronti incorniciate
da spine per martiri di un tempo
che a nessuno ancor oggi
dovrebbe appartenere..
 
Fiori recisi nell’attimo di un addio
… nell’stante di una coscienza
che allo specchio osserva il passato
… interroga il futuro chiedendo giustizia
in un mare scuro senza fondo
… in una mondo incapace
di tenere salde le radici della pace
radicate sul bordo di una rupe
ai piedi della quale… inneggia canto di gloria
una sirena ammaliatrice
portatrice solo di disgrazia e morte.
 
(Criss)

Un giorno qualunque di novembre….

lunedì, Ottobre 27th, 2008
Senza respiro

 

 

Lacrime di madre

appese a quella fune

tesa verso terra

ora inondano

l’anima di sangue

per quel figlio esanime.

 

Nel giardino

in cui i primi passi

muovevi … ora

penzoli al freddo

accarezzato

solo dal  vento.

 

Senza un lamento

sei caduto

tra le urla e le lacrime

di quel caldo abbraccio

in una qualsiasi alba

di novembre.

 

Lacrime di madre

sul tuo viso ora…

cadono

come dolce pioggia

mentre mani tremanti

allentano quel cappio

a cui tu…hai annodato

il tuo giovane sorriso

 

Oggi, in quest’alba

di novembre

lacrime di madre

bagnano una croce

senza limiti di dolore.

 

(Criss)

Baci marchiati a fuoco nell'anima

sabato, Ottobre 25th, 2008
Velluto nero

 

Perdonate labbra mie

l’imprudenza di un attimo

in cui l’istinto irragionevole

vi fece accostare

per  troppo desiderio

ai voluttuosi petali
di quel fiore selvaggio.

Il loro profumo

rapiti i miei sensi

inchiodò voi

ai piedi di un dio

dall’ aspetto etereo

 privo di grazia.

Un  bacio rubato.

Impossibile

calice amaro vi porse

al posto del nettare

rifiutando preveggenza

del futuro…

 lasciandovi cadere

sulle spine aguzze

di impietosi steli

 senza verdi foglie.

 

(Criss)

E se…

mercoledì, Ottobre 15th, 2008
foto_miste_da_vedere_903
È questo dunque…
Il peso del cuore?
Pensavo che,
come le lacrime
tenuto in mano
potesse scivolare
tra le dita.
Invece no!
Toglie il respiro
mentre m’inchino
a raccoglier pezzi
… Di niente.
E se…
Non fosse niente?
E se…
Da questo riuscissi
a raccogliere tutto!
Credendo che…
Strapparmi le ali
servirà a far sì
che un giorno
toccherò cielo?
E se…
Riuscissi a credere che…
Legarmi le gambe
servirà a far sì
che un giorno correrò
libera su prati fioriti?
E se…
Riuscissi a credere che…
Mozzarmi le mani
servirà a far sì
che un giorno
… Oppure oggi stesso
la mia penna
possa librarmi in volo
come ape e farfalla
tra mille fiori
inneggiando alla vita?
Sarebbe..
Non pianger  vita
Non amare morte
Sarebbe…
Cercare dolore
in cui emozione
è vero vivere.
 
(criss)