Crea sito

Posts Tagged ‘poesia’

Solitudine

martedì, Maggio 8th, 2012

Il volo di quel gabbiano

mi sviscera pensieri dentro,

sono mille le ombre

di cui osservo il profilo.

Baccanti sconfitte le parole.

Giunchiglie a brandelli

si muovono leggere

mentre il vento porta via

un nido all’innocenza.

Cristina Desogus

L’ingiuria

sabato, Maggio 2nd, 2009
Cane che azzanna cane
divora la sua carne.
 
Gettata la rete
pescherai con violenza
abbagli e bugie.
 
Uccidendo ogni verità
del tuo futuro
imbastirai tronfia il male
nei lustrini legati forte
al mazzo d’ infamia
che oggi inebria l’olfatto.
 
Cristina Desogus

"Veleno di serpe"

sabato, Maggio 2nd, 2009
Osservo il trastullar
di lacrime
mentre cuci con il “bisso”
un vestito di nulla.
 
Dirigi
 un’orchestra
stridente.
 
 Soffi…
parole d’ira
vestite d’odio.
 
Ricorda:
 
la falsa mano
svuota il sangue
e l’altra
accende il fuoco.
 
Quello che sembra
punto debole
alla lunga dimostrerà
quanto il veleno
uccide chi lo libera.
 
Cristina Desogus
 

Nel mio sorriso

martedì, Aprile 28th, 2009
Adesso che non ci sei…  nel giardino cresce alto il prato.
Cammina la vita tra le siepi incolte;
le giornate s’allungano come elastici per trovare un senso;
gli uccelli sollevano lo sguardo oltre i ricordi;
la mano sfiora spine affilate contando gli anni;
le parole volano basse senza il soffio contrario del vento;
nel nido della rondine che ti salutava a marzo, un passero ha sporcato il muro di rami secchi impedendone la conclusione.
 
Adesso che il ritmo delle onde affonda dentro un pozzo scavato nel cemento.
I piedi scalzi inciampano nel ghiaccio di una mano sepolta dal rimorso;
la penna solca la pelle senza sosta e semina,
semina di te,
di me,
di noi,
di tutti i canti che nella gola soffocano quando nasce una nuova vita;
della morte che per natura genera con una fine.
 
Adesso che i filamenti delle stelle disegnano contorni limpidi.
Dall’ombra si erge una nuova luce;
la favola di cenerentola è menzogna vestita di sogni che vive felice;
la voce contrasta con la bimba morta nella neve al caldo di un fiammifero sognando una casa calda.
 
Adesso che Dolce Lacrima non ha più lacrime.
Diamante scheggia il vetro della bolla di sapone aprendo un varco;
il respiro è parola;
l’Io è noi;
nel mio giardino cresce alto il pensiero;
il profumo delle rose sboccia e fa all’amore con le camelie;
il sorriso nasce e muore come è giusto che la vita sia…
 
Cristina Desogus

Menzogna

domenica, Aprile 26th, 2009
Grandi nomi
tieni nascosti nel bavero
 della tua veste
 
Con le ciglia
ingravidi la malasorte
 leccando il fango che cola
dal tuo ego
 
… nuda e tremante
 
sguazzi nel respiro ansante
della bilancia
che regge piatti scheggiati
come le tue mille facce
 
… tuttavia
 
Io, che sono Nessuno, rido!
 
 Poiché Tu
non puoi stringere in mano
 nessun vero nome.
 
Cristina Desogus

Vita

domenica, Aprile 26th, 2009
È un volo a metà.
Un planare di piume infangate
che pioggia non sbianca.
 
Dov’ è il senso
del respiro e dell’apnea
soffocati nel collo?
 
È indolente moltitudine
di lutti mai sepolti
di nascite mai concepite
di parti sterili spinti fuori
insieme al sangue
 
… e ancora vivo.
 
Nei liberi pensieri
galleggio
solcando i polsi
con stiletti affilati
dalla paura.
 
 “Vita affonda in me!”
 
Timorosa ritraggo la mano
e apro
un ultimo dialogo
con me stessa
liberando radici incolte
sprofondate dentro rocce
senza consistenza.
 
… e ancora vivo.
 
Un lento sbocciare
rinchiuso nello sguardo rarefatto
perduto nella luce
quando ho offerto la gola
al morso del buio.
 
Ti nutro vita
carezzando le tue chiome
mentre tu
con gli artigli
squarci il mio seno
che ti cresce
sapendo di morire.
 
Cristina Desogus
 

A lei… l’ ultimo sorriso

martedì, Aprile 21st, 2009

 Tremo di dolore

mentre leggo il ricordo

dell’infanzia

nell’abisso dei tuoi occhi.

 

Perché

 continua ad urlare

il tuo silenzio?

Non temi la morte?

Non sai

quanto è vicina?

 

Le tue labbra

 

… oddio

 quanto hanno sete.

 

Resistete lacrime!

Non date loro

di che dissetarsi

 

Cuore

 

Stringi le sue mani

in quest’amara morsa.

 

Aiutami!

 

Non voglio

 vestire il mio sguardo

di paura, ora

che le sto accanto.

 

… non merita questo.

 

Ti sono debitrice

se non altro del coraggio

di cucirmi sulle labbra

un debole sorriso  

che possa accompagnarti   

 nell’ ultimo viaggio.

 

 

Cristina Desogus

Il mio Tempo

martedì, Aprile 21st, 2009
Ti ho perdonato Dolore
la risata stupida
conquistata con il trionfo
sull’eternità.
Con le lacrime
 ammassate sulle mani
ogni giorno risciacquo invano
dall’erba il sangue
e la notte
 uccido il tempo nelle gocce
 del palpito immemore
del pianto.
Tutto è appeso al vento
 anche la vita.
Nel silenzio suonano
 ancora,  e ancora echeggiano
le tue note.
 I passi tranquilli dei salici
sussurrano di te
alle acque limpide dell’ alba:
 
l’unica certezza
 per chi vive
 è  il seme della memoria
appassito ancor prima
di schiudere gli occhi
a primavera.
 
Io fin da ora con te muoio
e nell’acqua che gela le caviglie
 vedo la tua mano
che crudelmente getta fango
sulle mie labbra umide
di pioggia.
 
Cristina Desogus

Misere mani

sabato, Aprile 18th, 2009
Disgraziate le mani
sostituite
dallo sguardo cieco
che percorre precipizi
[oggi più di ieri].
 
Colpi sulla schiena
lasciati in eredità
all’indifferenza cinta
di carboni vivi
[oggi più di ieri]
sostituiti
all’ abbraccio pacifico
da bocca bugiarda.
 
Residui di cenere
sono i passi affidati
a sorrisi scalzi
[oggi più di ieri]
sostenuti dalle briciole
che spingono verso la rupe
 quel masso in salita.
 
Vergogna
Debolezza
Dignità
Orgoglio
Paura
[di tutti].
 
Guardate la panca
È vuota.
È fredda.
“Nessuno”  è morto
guardando un tramonto
opaco e stanco.
 
Guardate mani
sono occhi
i suoi dentro i miei.
 
Guardate!
Voi che non vedete
[oggi più di ieri]
il sangue gronda
da quelle croci.
 
Guardate!
Misere mani
dove appenderete
le parole ora?
 
Imparerete
oppure
le ucciderete
giorno dopo giorno?
[oggi più di ieri]
 
Cristina Desogus

Tempo

sabato, Marzo 28th, 2009
Una stilla calma
lacera il sole
ritardando l’ardere
del cielo.
 
Vive il rumore
del tempo
appeso al respiro
quando
orfano lo sguardo
dispone l’altrove
in superficie
obbligando il vissuto
alla sosta.
 
L’intervallo
del soffio tra le chiome
allunga l’ombra
del presente
con luce d’alba
tinteggiando
di smeraldo mai usato
le pagine fragili
di una foglia
vestita unicamente
di memorie.
 
Sfiora a stento
adesso
il sillabare delle ore
il pensiero.
 
Nel cieco crepuscolo
acerba pena
assapora il germoglio
consapevole
dell’ istante antecedente
al suo fiorire.
 
Cristina Desogus