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Posts Tagged ‘riflessioni’

Inquietudini

mercoledì, Gennaio 28th, 2009
Rimane tuttavia, in questa notte senza fine,
 l’opportunità di essere pronta
alla comparsa, della nuova alba.
 
Nella logorante morte, di una piccola fiamma,
il respiro si fa debole, come quell’ombra,
 che danza stanca nella parete, dipingendo
 fiori di carta dall’aspro profumo.
 
Chi è adesso l’ombra? La donna o la candela?
 
Senza fretta, la sua luce guardo scemare
nell’oblio dei miei giorni a venire.
 
Cristina Desogus

Conclusioni_ su ciò che resta.

venerdì, Gennaio 16th, 2009

 
Non vi è nulla di saggio
nel tuo silenzio.
 
È come l’infida attesa del passero
quando osserva nell’ombra
la rondine terminare con pazienza il nido
 
… rifletti!  Trova alloggio
che a lui non appartiene.
 
Non vi è nulla di saggio
nel tuo parlare.
 
È come il mare che saccheggia
dalla sua spiaggia conchiglie infrante
per non restituirne di nuove.
 
Hai ora,
tre denari d’orgoglio per mietere
ciò che hai fatto germogliare?
 
… paghi un equo prezzo di rammarico
pensando a quanto esiguo
poteva essere l’impegno per correggere
il  rimanente che custodisci
come albero povero di fiori e frutti
in tutte le stagioni.
 
(Criss)

Rumore

sabato, Gennaio 10th, 2009
La parola, cos’è di fronte al presente degli eventi la parola?
 
E’ smarrimento in una landa affollata di pensieri vaganti.
E’ movenza taciturna di bambole  senza espressione.
 
È cumulo di pagine grigie  in cui la notte stanca non è arrivata al tramonto,
 bensì, si è alzata lenta come una aspro rimprovero dal sapore acre
di canto senza voce che ha sovrastato  ogni volontà di rivalsa.
 
La parola, eccelsa unione di sillabe, regalo elargito all’essere umano,
diadema con cui cingersi il capo… ma  cos’è…  adesso la parola?
 
Ora è nulla per me,  è pane inacidito per troppo lievitare.
 
Sono stanca, non ho più forza per  far nascere albe dove non sorge il sole,
 voglio riposare! Voglio  sdraiarmi in silenzio sul palmo delle mie mani
e conservare questo dono per un  domani che sappia ascoltarmi.
 
(Criss)

Di vetri infranti e sole che non riscalda.

lunedì, Dicembre 29th, 2008
 
Quella mattina fu più difficile di altre, alzarsi e adempiere ad ogni faccenda. La notte appena trascorsa non fu nulla di particolare, i soliti pensieri, le solite parole gettate su un foglio, per cosa poi…
Era strano svegliarsi ed avere la consapevolezza che rimanere a letto sarebbe stata la stessa cosa. Si avvicinò alla finestra, era una bellissima giornata, un insolito sole per il mese di Dicembre. Il freddo che avrebbe dovuto rimanere fuori dalla porta si era impadronito del suo corpo, lo sentiva dentro come una tormenta di neve. Una bella tazza di caffè l’avrebbe rimessa al mondo, o perlomeno le avrebbe aperto gli occhi. Decise di prenderlo sul balcone mentre il sole avrebbe riscaldato il suo viso.
Un panorama visto e rivisto per anni, si ripeteva che avrebbe riempito di gioia ogni suo sguardo, eppure, quella mattina per lei fu come un pugno alla bocca dello stomaco, fu come sentire che il sole era suo nemico, quel calore che le si appoggiò sul viso acutizzò il suo malessere. Perse lo sguardo lontano, arrivò a sentire il profumo del mare e la brezza marina che le accarezzava il viso “avrei voluto tanto essere al mare adesso” si ripeteva; una domanda meditata da sempre a cui non aveva mai voluto dar risposta le appesantì ancor di più il respiro << che faccio qui?>> Fu una sensazione terrificante sentirsi intrusa e sconosciuta nella sua stessa vita.  Un’assenza ingiustificata la sua, una fuga dalla vita senza portare con sè altro che valige piene di perché irrisolti, di decisioni mancate per codardia, di sensi di colpa per cose che non sapeva neppure di aver commesso. Ma che aveva fatto poi, oltre che sentirsi sempre sbagliata. Semplicemente aveva vissuto fuori dal reale per troppo tempo, e la realtà invece le si era radicata dentro fino al midollo, consumandola giorno dopo giorno. Adesso, di fronte a un mare d’argento, un sole bellissimo e il suo caffè caldo aveva purtroppo visto l’inutilità della sua esistenza, aveva giocato per troppi anni al tiro alla fune non prendendo una posizione precisa, aveva puntato i piedi a terra permettendo che alle estremità branchi di cavalli sciolti tirassero ognuno dalla propria parte e per forza di cose, ora, il risultato era la sensazione lacerante che dentro se stessa lo strappo era reale. Per la prima volta, quello che credeva fosse il suo rifugio, era diventato la sua gabbia, senza finestre da dove evadere, senza feritoie da cui far entrare aria… senza vie di fuga. Era all’angolo! Si impadronì di lei la paura, il pensiero di un disquilibrio nel suo essere non l’aveva mai neppure sfiorata, eppure, quella mattina ne sentiva le conseguenze, sentiva dentro di se il rumore assordante di un campo di battaglia in cui non si sarebbero avuti nè vincitori nè vinti, in ogni caso l’unica sopravvissuta sarebbe stata la sofferenza, la delusione, la disperazione di aver perso qualcosa a cui aveva creduto… se stessa. Era arrivata al punto che non le interessava neppure il luogo dove si trovava, non aveva mete dove desiderasse spaziare, la fantasia non le bastava più, e la realtà era diventata troppo pesante per lei. Si trascinò così, per tutto il giorno, percorrendosi in lungo e in largo, ma ad ogni bivio che incontrava vedeva sempre e solo la stessa direzione… dolore. Impietrita si accorse che il tramonto le era alle spalle, una lunga notte si avvicinava, qualora non la stesse già vivendo da sempre.
 
(Criss)

Io sono nessuno e non faccio poesia… però

domenica, Dicembre 28th, 2008
Hai fatto caso quanto sei misera oggi luna, assegnando i tuoi raggi soffusi?
 
 Anche tu, come gli occhi della gente, oggi, abbassi lo sguardo di fronte ad un essere umano che muore nel sonno dal freddo. Lo vedi?  Guardalo!
E’ coperto da freddi cartoni, mentre bigotte matrone e ricchi signori si chiedono cosa indossare per il cenone di capodanno.
 
Hai fatto caso a quanto è triste, oggi la tua luce?
 
Come una donna che vaga di notte svendendo il suo corpo. La vedi? Guardala!
Mentre abbassa lo sguardo e porge la sua carne al miglior offerente, sperando che non abbia intenzione di farne pezzi da gettare in un fosso… e ha paura, ma deve mangiare, deve evitare di esser picchiata a morte… e vaga, fin quando l’alba non vede i suoi occhi con il rimmel colato, che le smaschera il viso distrutto.
 
Hai fatto caso a quanto sfuggi oggi dietro le nuvole,  per troppa rabbia?
 
Sarà per l’ esuberanza lasciata sulle strade da giovani vite che avevano fame di libertà, che avevano voglia di vivere il vento sfidandolo in pazze corse, di cui non si vedeva il traguardo fino al momento in cui… le luci si sono spente, la musica ha finito di urlare, e hanno iniziato a gridare solo le lamiere, sparse su una carreggiata d’asfalto coperta di sangue e morte.
 
Hai fatto caso, quanto oggi, tu luna, che ispiri quantità smisurate di poeti, a me che poesia non faccio, fai pensare solo alle beffe di questa vita infame, che nulla ci da e tutto trattiene, non per sua scelta, ma per nostra poca cura nell’averne rispetto, verso noi stessi… verso gli altri.
 
Hai fatto caso luna stasera, a tutto ciò che è accaduto, e come gli esseri umani hai fatto finta di niente.
 
(Criss)

Giornate così…

giovedì, Novembre 27th, 2008
Forse…
 
Capita così
quando affiorano
pensieri
come gocce d’olio
sull’acqua.
 
Cosa sono?
 
Forse…
forse sono
lacrime d’anima
lasciate cadere
un tempo lontano
sul fondo di un bicchiere
mezzo pieno.
Si…
deve essere così!
Come quando
aprendo il pugno
si lasciano cadere
chicchi di grano.
Nessuna preghiera
nessun rimpianto
scorre oggi…
oggi no!
Nessun rigagnolo
sul viso.
 
Forse…
forse soltanto
un lento scivolare
di malinconia asciutta
veste questa giornata
di fine autunno.
Una di tante,
passate e future
… di quelle dove
malinconia e solitudine
emergono
senza dare respiro
dalle note
silenziose dell’anima
per velare lo sguardo
del mio sentire.
 
(Criss)

la voce della natura…

martedì, Novembre 18th, 2008

 

Senza suono
 
Calpestio incosciente
è il camminare
dell’essere umano
su te…  fiore
che cresci,
germogli e attendi
paziente
il tuo sbocciare.
 
Laggiù, dove
la notte
si veste di giorno
e l’acqua scorre
serena,  
madre terra
osserva…  te.
 
Essere umano
sei solo
polvere dell’universo
… riesci a sentire
una voce
senza suono
che ti esorta
nel soffio del vento?
 
… respira l’aria
del tramonto
vivendo l’alba
d’ogni nuovo giorno
… se puoi
specchiati,
nelle tue azioni
donando
un sorriso vero.
 
(Criss)

… e rifletto sui gesti e le parole di altri su me

domenica, Novembre 16th, 2008
Vuoti di parole
 
Un volta ancora,un’altra ancora
… in una notte tetra
nasce un pensiero  
in cui l’animo medita stanco.
 
Clessidra del nulla,
semplice sabbia
che scivolava
tra cieli severi e cupi
 
Nel cuore altrui  non credo più,
labbra di giuda
hanno sfiorato il mio sguardo
mostrando sorrisi quando
alle spalle sputavano sul cuore.
 
Non getterò più al vento
neppure un granello  
del mio essere sempre nessuno
cercando ciò che non alberga
in raziocinante mente.
 
… e si dibatte la mia voce
contro il fruscio del vento
barattando un po’ di silenzio:
 
nelle bocche degli istruiti  reami
si parla tanto
svendendo/barattando
l’ inutile che ormai è fantasma
che tutti rincorrono.
 
Stolto gregge di pecore
non riconoscete
l’orrido del suo falso sorriso?
 
Oh, fuggo! Voglio essere
randagia solitaria
tra orde di lupi efferati.
 
(Criss)
 

Silenziosamente sulle rive del mio mare…

domenica, Novembre 2nd, 2008

 

Mare d’argento
 
Era oggi,  l’alba dei santi.
Il mare vestito d’argento
catturava timidi raggi di luce.
Freddo e impietoso era il vento
quando baciava il viso.
 
Lo sguardo perso in alcun tempo
cercava ricordi sepolti
tra granelli custodi di tristi pensieri.
 
La parola… cos’era mai adesso
questo inutile suono?
Intorno al tutto che circondava
quel momento
solo un leggero profumo lontano
riempiva l’aria di pino e salsedine.
 
I canti del mare…
erano sommessi pianti
… era oggi, l’alba dei santi.
 
Velenose erano le nuvole
mentre dall’orizzonte
 avanzavano gravide
come matrone vestite a lutto
… da li a poco
avrebbero dissolto
ogni pensiero, ogni traccia di me
lasciata al mare
nei miei silenzi assordanti.
 
(Criss)

Quanto osserviamo?

venerdì, Ottobre 31st, 2008

Riflessioni
 
Osserviamo la pioggia
… è già caduta.
Dal basso osserviamo
ciò che dal cielo arriva
… ha già toccato terra.
Stiamo guardando?
Sinceramente
cosa vorremmo vedere?
Misere illusioni,
parvenze
proiezioni
di ciò che mai
avremo coraggio
di osservare.
Continuiamo a guardare
sgranando gli occhi
mentre brancoliamo
 nel buio di noi stessi
… Si! E  nulla ancora
 abbiamo veduto.
Scriviamo… Si!
Quanto scriviamo…
eppure,  tutto
è stato già scritto
prima che noi
poveri illusi
lo avessimo pensato.
 
(Criss)