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Posts Tagged ‘lacrime di inchiostro’

Ad un amico

martedì, Aprile 7th, 2009
Correva giù pesante il ticchettio dell’orologio quel pomeriggio.
Le parole erano gocce di piombo sul muro. Nessun rumore, nessuna voce, né un senso ragionevole dove rinchiudere il respiro in cerca d’ossigeno.
La luce era un particolare eccessivo che fabbricava altre ombre, l’ orrore amplificava l’angoscia giocando a braccio di ferro con il coraggio.
Negli occhi ancora i flash azzurri che roteavano. L’allontanamento era una condizione necessaria, eppure, non muovevo un passo.
Setacciata dentro una cesta, la vita si era chiusa come una finestra spinta dal vento, un tramonto, un alba, chi ricordava in quel momento cosa fosse, e quale giorno a seguire sarebbe arrivato, l’unica cosa che tornava era la notte appena trascorsa.
Nel marciapiede della strada la sabbia era ancora rossa.
La morte, quella maledetta, non si era riusciti a schiodarla dal cemento.
In un silenzio irreale le mani strappavano gli occhi dal viso, non si era scomposto neppure il pianto davanti a quella sottigliezza che era la tua vita, distrutta su un muro schizzato di sangue. Una vita vissuta come un fiume in piena sotto un ponte, vista panoramica sul canale torbido della fretta.
Un temporale improvviso, petali di rose lasciati a marcire davanti a una foto che non si potrà più guardare senza rivivere la tua vita.

Il cielo niveo di Gemma

domenica, Aprile 5th, 2009

Il raggio riflesso sul palmo imitava il bagliore dell’alba, eppure, il sole bussava arrogantemente ai confini del cielo.

Le nuvole erano cumuli d’ovatta carichi di pioggia. Silenziose come non mai, osservavano una lacrima bagnata d’azzurro annegare lentamente nelle illusioni di una vita intera.

Sfiancata dallo scorrere inutile del tempo, Gemma aveva deciso, forse, di chiudere un cerchio, dove a nessuna chimera avrebbe più concesso rifugio.

Il vento taceva, lo aveva imprigionato dentro un pugno di sabbia. In quel momento, tutto ciò che voleva ascoltare, lo avrebbe sentito dalla farfalla tatuata con lacrime di inchiostro al suo polso.

Fece scivolare lentamente le mani fuori dalle tasche, le fissava sospese nel vuoto. All’improvviso, liberò il dolore custodito giorno per giorno nelle profondità dell’anima. Il peso del nulla sbriciolò ogni pensiero, e la forza dell’aria disperse i sensi che potevano accogliere nuovi rimpianti  o vecchi ricordi.

Il fiato troncato dai battiti del cuore  venne scaraventato altrove insieme alla paura.

Per Gemma fu come accompagnare lo sguardo alle radici di un albero in fiore, assicurarsi che ogni petalo venisse slacciato, per poi, godere di quello spettacolo, facendone parte anche lei in un unico giro di danza,  lento e di un solo colore.

Aveva annodato tutto al sottile filo di quel istante. Considerò il tempo trascorso nella morsa di un urlo, e insieme al passato, li aveva imprigionati dentro un  pezzo di carta,  e adesso finalmente, poteva  offrirli all’ebbrezza del volo senz’ali.

Forza Gemma si ripeteva, basta strappare l’inferno dagli occhi… e.

Bugiardi!

Falsamente, anche adesso evocate  immagini custodite nel cuore?

 

Nascosta dall’ombra, tante notti il mare le aveva accarezzato i seni come un amante, confondendo la sua carne, con le acque che arrivavano a morire nelle risacche colme di illusioni.

All’alba, nessuna impronta sulla sabbia bagnata, solo le alghe ricoprivano il suo corpo, unici testimoni, erano i gusci vuoti delle conchiglie, a cui le spume salate avevano sottratto i segreti per lenirne l’amarezza.

Nelle notti a cui la mente non concedeva tregua, accompagnata dal chiarore della luna, realizzava catene con sassolini e perle, intrecciandole ai propri capelli…  e sussurrava:

In che modo potrei allontanare la morsa che mi stringe il fiato in questo momento? Perché le mie ossa sono ancora coperte di carne? Maledetto sguardo!  Sii bugiardo e  non versare lacrime per un amore che in un sol colpo  uccide e offre vita. Dimmelo! Dimmelo tu freddo sasso il perché,  di questa prigione che le mie labbra bramano. E  dimmi tu perla, perché disperata mi aggrappo alla sua voce ancora calda, mentre ripete il mio nome rinchiuso in quel “ti amo”, straziandomi il cuore” ?

 

L’aria era ferma. Le nuvole d’ovatta si mescolarono ai ricordi e nella nebbia si aprirono ciechi gli occhi. Il buono odore del mare, non era più brezza che sfamava, ma tempesta che lamentava fame. Il pianti delle onde, intonavano un ritmo sordo di parole che dal vuoto chiamava impaziente, fino a che, sciolte le ali, l’abisso diventò oblio del presente,  e tutto si rinchiuse nell’ acquerellato di un cielo niveo…  

 

 

Volo di polvere d’ali

seguì la donna

in flutti accoglienti.

 

Le sue labbra ancora

parlano tra le onde.

 

Di rosso rubino, il sole

si spogliò per amore.

 

Nelle candide spume

di miele e valve

indossò il buio.

 

intrecciando

le lunghe chiome

al suo canto.

 

Tra le sue mani

tremante d’amore

lasciò inviolato.

 

Un  unico respiro.

Un unico nome.

 

 

Cristina Desogus

 

Una nota stonata

venerdì, Aprile 3rd, 2009

Aprì le mani, e nell’incauto gesto lasciò cadere sul selciato una stilla che rievocava la sua realtà. Negli schizzi senza sfumature di colore, si definirono come sassi le domande sconsiderate di cui conosceva qualsiasi riscontro, aveva capito nel tempo d’essersi legata alle trasparenze che spesso confondevano le sue albe, e semplicemente aveva custodito la necessità di prendersene cura.

Echeggiava nella sua mente la frase di sempre: “tu sei, come la pioggerella serena quando rinvigorisce i fiori rovinati, li riconsegni all’aria con il tuo  profumo  prima che i petali ne vengano dissolti”. Silenzio!

Il silenzio era tutto ciò che in quel momento avrebbe desiderato ascoltare.

Quell’attimo irreale che vive in un rintocco senza suono, e che neppure una volta prima di allora,  le era apparso discordante.

Esiliò la voce dentro un’ unica nota stonata, posandola nel rigo introverso del suo sguardo. Nelle foglie, dipinse un viso senza labbra e agli occhi stanchi chiuse le mani intrecciando pensieri scomposti come capelli sciolti al vento.

Si strinse al nulla. Come quando fissava il vuoto delle illusioni rimandate nella realtà dallo specchio di una pozzanghera, da qui poi, afferrava impercettibili filamenti d’oro regalati dal sole fissandoli a degli aquiloni e senza respirare spiccava il volo verso il mare lontano.

Lei era capace di vivere il silenzio.

In modo naturale cancellava le distanze senza muovere un passo, la tempesta lambiva gentilmente il viso fino a cicatrizzarle ogni disillusione.

E allora… perché proprio quel giorno, l’immaginazione non superava  la malinconia?  Perché il temporale ingrossava le pozze e i solitari bagnasciuga dove costruiva castelli di sabbia plasmavano deserti fin dove gli occhi potevano vedere? Perché oggi,  occorreva contare i singoli granelli per non annegare nel vuoto?

E cadde la pioggia… e continuò a cadere ancora negli abissi del suo essere fragile, quella giornata senza sole.

 

Cristina Desogus

 

La Mia parola

domenica, Febbraio 22nd, 2009
Un sol colpo al cuor
fu inferto
e la parola Mia
ridusse a brandelli
 le carni
rendendole
nude e fragili
davanti alle lacrime.
Cadde lenta
 la spada
contando i secondi
bruciandone i cigli
aggiungendo così
al dolore
il massacro
del sangue che gela
le vene
mentre d’annegar
nel respiro
chiede destino.
Oh sguardo, perché?
Perché
 non hai strappato
gli occhi
alla mia mente
 … di pietà
ti saresti vestito
 lasciandomi
 cieca e coperta
di neri veli
davanti alla parola
che credevo
solo Mia.
 
Cristina Desogus

Penne incrociate

martedì, Febbraio 3rd, 2009
Vestita di blu  l’aria ti accarezza
 
in un cantone di strada
la solitudine ti siede accanto
 
spalle al caos e viso rivolto alla vita
con fare assente
muovi le pagine ordinate
di un quaderno dove la biro
 ti racconta e narra
di quel fazzoletto che il capo
 ti avvolge.
 
T’ osservo rapita e nascosta
dalla tua ombra
nell’angolo opposto
 
… e la mia penna s’incrocia alla tua
in un foglio già scritto
trovato per caso.
 
rifletto sugli effetti dei farmaci
 
mi scivola dentro
 l’afflizione della tua croce
 
L’inchiostro è una stilla veloce
che riempie pagine di sofferenza
vestita di blu come il cappotto
che piegato a lato ti somiglia.
 
… sollevi il capo, una pausa
 nel vuoto perdi i tuoi occhi
incrociando i miei
chissà che pensi, e di nuovo
 … scrivi.
 
Cristina Desogus
 
 
(Per non dimenticare chi intorno a noi soffre in dignitoso silenzio)
 

Annotazioni

domenica, Gennaio 18th, 2009
 
Il giorno non ha più,
improvvisazioni nel mio pentagramma.
 
È così, un’unica nota di piano
che spande sempre lo stesso suono,
 
assordandomi nella sua eco.
 
E’ così, unica goccia d’inchiostro
che si rovescia cadendo sul foglio,
 
strozzandomi in cerchi concentrici.
 
Chiudendosi con movimento introverso
sbeffeggia  le leggi della natura.
 
Il giorno non è più.
 
Una nascita, un crepuscolo,
ciò che intercorre su questo filo di seta.
 
… è così, semplicemente passo stanco
mosso per inerzia.
 
Attaccata alle profondità di una sorso di vita
lascio tracce di tenebroso viaggio
non tenendo conto della clessidra apatica
che divora un vuoto identico.
 
È così, il giorno non è più.
 
È  vagare nel niente,  consumandomi.
 
(Criss)

Nel tempo

mercoledì, Gennaio 14th, 2009

Tuona in un cielo terso
il silenzio
 
… eppure è strano.
 
Il temporale assorda
il mio parlare muto.
 
Taciturna ieri
la risata è morta
 
… sfiorita
come una rosa
che d’inverno cede
i suoi petali
per colorar la neve
 
… di purpureo colore
avrebbe voluto  morire
 
ma, ahimè
 
il grigio senza tono
ha avvolto
il suo umido ciglio.
 
Hai tu, donna,
un sorriso nascosto
 … che per orgoglio
non ti uccida?
 
No! 
Non ho fierezza
né difesa
nel veder grondare
vita dalle mie spine
 
 … il pianto sgorga
e scompone nebbie in sentieri
ingannevoli e spessi.
 
Perso è  per sempre
il colore della gioia ai piedi
del mio mare.
 
Abbracciami realtà
nel tuo gelido mantello
 
… ora che giunge l’ennesimo
mesto imbrunire.
 
(Criss)

Consapevolezza

martedì, Gennaio 6th, 2009

Cristalli

martedì, Gennaio 6th, 2009
Arriva l’ora in cui le lacrime si gelano
e le labbra mordendosi si feriscono.
 
Arriva l’ora del tramonto
e il sangue dipinto nel cielo
non occorre guardalo,
 
lo si sente scivolare
nei sentieri del tempo.
 
Arriva il tempo in cui gli occhi si aprono
e le lacrime che ormai non scendono più
trafiggono il cuore uccidendolo.
 
(Criss)

Perle di rugiada

giovedì, Gennaio 1st, 2009