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Archive for the ‘Poesia intimista’ Category

Occhi d’aria in chicchi di grano

sabato, Dicembre 1st, 2012

Lembi di pensiero hanno tratti di pelle,
s’accostano al pallore innocente di un paio
di labbra che mai hanno assaporato baci,
sono sguardi calmi che da tetti obsoleti
partecipano ai lutti di cui non conoscono
né inizio né scopo, eppure li vivono.
E la mano. Ah quella penna autentica!
Feconda d’essenze, nella mente impasta
paure, s’appoggia ai colori spensierati
d’ inalterati prati, si disseta dell’oro
dei giorni d’estate e intinge il suo dito
ossuto, nelle deluse macchie dell’umanità.
Ed esse emergono, sguazzano discinte
a pelo d’acqua come gocce d’olio;
il mondo è in un bicchiere che non riesce
a fonderle in drappo di finto azzurro.

Cristina Desogus

Un giorno qualunque

sabato, Novembre 24th, 2012

O maledetto
giullare
dei miei viaggi
notturni

ormai dirigi
lo sguardo
verso
navi di nebbia,

giardino
triste
di rose rosse
m’hai piantato
in petto
con la tua fuga.

E le parole?

Introverso
canto di cicale
in cui
abbandonare
la saggezza.

Cristina Desogus

Giorni felici

venerdì, Novembre 23rd, 2012

 

 

Qualche volta accade di cercare la voce del tempo,
quel suono che ricorda, le corse degli uccelli ai rami prima del tramonto.

Mi vedo seduta, nella terrazza la sedia a dondolo scricchiola:
un cullarmi piano negli ultimi colori che l’occhio ruba al tenace giorno;

quella vista abbraccia ampi spazi, li rimanda alla mente divisi in ritagli
senza sentieri, ed altri tracciati in fretta piegando l’erba tra risate, lacrime
e ginocchia sbucciate.

Ricordo quando ero bambina: giocavo a fare la mamma, la donna di casa,
la mia bambola era sempre sorridente: riciclavo dalla cucina tazzine, pentolini
e piattini scompagnati, poi fuggivo nel mio rifugio, tra cespugli di lentisco,
ginestre e il grande olivastro “che meravigliosa casetta era la mia”.

Il sole, regalava sempre luce vera , tra i rami appendevo i pensieri, leggeri,
colorati come le carte argentate dei cioccolatini, e la mia casa si riempiva
di mille colori, di magie, parole sincere, ogni giorno era sempre diverso;

correvano veloci, allora, le ore: tra mettere in ordine ciò che il vento cattivo
di notte aveva buttato giù, e cucire un nuovo lenzuolino, un nuovo vestitino
per la mia bambola, il tramonto bussava quasi imbarazzato alla mia porta.

Che strano, ripensandoci, la mia bambola sorrideva sempre, eppure…
eppure aveva soltanto una mamma bambina,

ed io non ero mai sola.

Cristina Desogus

Illusioni svanite

sabato, Novembre 17th, 2012

Il tuo essere
estensione del divenire
suggerisce di dare ancora,
di andare oltre
raccogliere
l’essenza di un granello
di sabbia vergine
in cui poter fare attracco
e ancora
fingere il sonno per rubare
come un elastico
stupidità a chi, verità
respira
nella scia del tuo profumo
limato da ignoranza.

Cristina Desogus

Di nero velluto vestita

venerdì, Novembre 16th, 2012

Ancor prima d’arrivare
m’oltrepassi nella confusione
di tutto ciò che sei;
in te ambigua riascolto di

quando svelti erano gli anni,
e gli sguardi ansiosi di godere
allarmavano sguaiati grilli.

Oh mia notte, mia puttana
ingenua e ribelle
non ti avessi allietata
di troppe rughe nel tempo
ora saresti scaltra;

non riesci più a fottermi
cavalcando nuda
dentro sogni lucidi e incubi;

dovresti essere più diabolica
statua d’acqua e sale,
falce senza cuore
che pende sulla mia testa
tra arcani arcipelaghi d’idee.

Cristina Desogus

Il mio gatto ha sete

mercoledì, Novembre 14th, 2012

Oggi ho proprio fame
di poesia
fame di una vita vera,
di una vita vissuta
e non
leccata dalle finestre;
Intorno a me pagine
di
Corso
Bukowski
Baudelaire
Verlaine
Hölderlin
Puškin
Il mio gatto ha sete
mi fissa, aspetta
e dal lavandino cade
un goccia
gocciola il tempo
la noia di me.
Altri cinque versi
forse dieci
un’altro morso
di poesia, di verità
e poi slaccio astio
dalle ossa
dalle vene
dalle ore.
Leggo
leggo il respiro
di una notte disfatta
uccisa nei passi
al buio,
nelle luci smorzate
poi spente
-tieni docile amico,
ecco l’acqua,
sai ancora mi chiedo,
il perché di tutto
non si slegano le idee
mi fissano, come te
e sono sempre li,

ma d’altronde
ho fatto ben altre cose
senza
capirne il senso,

e se avessi
un cuore per guardarmi
dentro senza bugie
in quel lampo di ragione
potrei anche strapparmi
gli occhi.

Cristina Desogus

Venne da me…

sabato, Novembre 10th, 2012

Venne da me la notte
e disse: ho da parlarti.

Scavalcai la sua bocca,
e senza fretta
continuai a leggere
le poesie di Brodskij.

Mi sfiorò i capelli,
e poi di nuovo il viso;
la mano
era fredda, pesante

– lo ricordo bene-

Disse ancora
con voce dura: chiudi
quel libro.

Mi invitò a seguirla,
scalza, disarmata,

sentivo sulla pelle
fluire paura; ombra;
ansioso silenzio,

e il fango…

era affondo affilato,
catena di ferro
e acqua.

Le note stridenti
di un piano distante;
l’eco
dei tuoni e i latrati
dei cani, chiudevano
il respiro
dietro la schiena;

-ero lama, e buio-

Venne da me
affamata la notte
e come una fanciulla
si aggrappò
crudele ai miei seni,

e disse

donna: ho da parlarti.

Cristina Desogus

La vita è tutta un lungo addio

giovedì, Novembre 8th, 2012

Sono morta troppe volte per ricordarne
i momenti: la stasi armonica d’ogni viaggio.
Sai Amore, la vita è tutta un lungo addio:
continuo a curare quei fiori morti da mesi
e m’accorgo d’essere solo un lembo di bacio,
un supplizio che straripa ogni volta in vuoti,
come il rimbombo di quei petali appassiti.

Cristina Desogus

Sono solo un pagliaccio

domenica, Novembre 4th, 2012

Sai
a volte ti invidio.
Penso: vorrei avere il tuo estro
l’inventiva di cucire parole
come bottoni alla sottana della notte
oppure
oppure inventare una storia
dal nulla
così
immaginando
di essere una bambina
che ritaglia dei cartoni
poi colorarli
dargli forma
quella
quella che più mi piace
una che mi faccia ridere
che rispecchi
il mio essere pagliaccio che prende per il culo
solo se stessa
e mentre ride
piange.
Sai
a volte invidio anche te
che della vita hai capito tutto
mentre
io continuo a rivoltarmi dentro
come un calzino rotto
senza mai capire un cazzo
di come vanno davvero le cose li fuori
e mi sento un pagliaccio
quando ti leggo
quando cerco di capire
di imparare la tua arte
e a te viene così naturale
mentre io
se vomito ciò che ho dentro
vedo solo
parole
tristezza
disperazione
rabbia
repressa
leggo che sono d e p r e s s a.
Voglio la favola.
Voglio l’amore.
Voglio l’estro del fottermene della forma.
Sai
a volte ti invidio
e oggi
oggi ho pianto
tanto per cambiare mi sono sentita
diversa
diversa dalle parole che vorrei
che leggo
dai visi che non ricordo mai
a cui sorrido
diversa
dalle facce che non dimentico
dall’apatia che mi sotterra
diversa da tutto il resto del mondo
che bene o male campa
oppure muore
ma c’è chi dice: è la vita
si va avanti.
Sai
oggi sono davvero io,
il pagliaccio
quella che tolto il trucco
fuma troppo
dice parolacce
si incazza per tutto
anche se non gliene dovrebbe fregare un cazzo
ma non si lamenta più
Oggi ho visto le vostre facce oltre
le vostre parole
e mi sono trovata in difetto
mi sono fatta paura
e ho pianto.

Sono solo un pagliaccio.

Cristina Desogus

Memorie di polvere

giovedì, Novembre 1st, 2012

Ho memoria di una notte indolente.

Di stelle il drappo nel cielo appeso ai forse,
due mani di ghiaccio lambivano il viso,

consumati

in assenze del poi, ungevamo dita di vuoti

dentro un anonimo cimitero sbiadito

inaspettata
una solitaria cantilena,

riempiva sovrana il respiro dei pini di noi,

era strano,
parlava alla tua mancanza con la tua voce,

morbida più della rugiada che al mattino
sveglia l’alba delle più belle cose.

E prima ancora siamo stati goccia.
Un assolo di tempesta che scarica a mare.

Si cadeva dai tuoi sorrisi incendiando

la sera
accecante

ma troppo lontana
per stringerci entrambi al suo turgido seno.

Il mare le sue estremità, gli occhi il pianto
in onde e suppliche di chi voleva

rinascerti
accanto

con margine di orgoglio divoravi
il mio stesso infelice cielo e il falso chiarore
tipico delle parole non dette,

non potevi saperlo

ma avresti detto
-tu muori nell’istante amplificato di un noi.

Cristina Desogus