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E ancora, ti dirò che t’amo

E ancora, le mie labbra si placano
con morsi d’asciutta tregua. Vivono
di gelo come la neve, tra l’azzurro
e il temporale che le scompone.
Ma tu mio amato, Sei, fuoco vivace
che cade sul fieno, non conosci
il passo di mutevoli stagioni in me:
d’ inverno come d’estate mi tempri,
e ad ogni primavera rinnovi colori
e profumi, ravvivi perlate ceneri
per poi ricoprirmi d’oro in autunno;
mio amato perdona se così t’amo:
quando di carni e istinti fai scempio;
e ancora, ti dirò che t’amo quando
lacerata la veste d’ogni falso tempo
regnerai nell’assenza che ora vivo.

Cristina Desogus

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Venne da me…

Venne da me la notte
e disse: ho da parlarti.

Scavalcai la sua bocca,
e senza fretta
continuai a leggere
le poesie di Brodskij.

Mi sfiorò i capelli,
e poi di nuovo il viso;
la mano
era fredda, pesante

– lo ricordo bene-

Disse ancora
con voce dura: chiudi
quel libro.

Mi invitò a seguirla,
scalza, disarmata,

sentivo sulla pelle
fluire paura; ombra;
ansioso silenzio,

e il fango…

era affondo affilato,
catena di ferro
e acqua.

Le note stridenti
di un piano distante;
l’eco
dei tuoni e i latrati
dei cani, chiudevano
il respiro
dietro la schiena;

-ero lama, e buio-

Venne da me
affamata la notte
e come una fanciulla
si aggrappò
crudele ai miei seni,

e disse

donna: ho da parlarti.

Cristina Desogus

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La vita è tutta un lungo addio

Sono morta troppe volte per ricordarne
i momenti: la stasi armonica d’ogni viaggio.
Sai Amore, la vita è tutta un lungo addio:
continuo a curare quei fiori morti da mesi
e m’accorgo d’essere solo un lembo di bacio,
un supplizio che straripa ogni volta in vuoti,
come il rimbombo di quei petali appassiti.

Cristina Desogus

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Come pioggia negli occhi

Ed infine, crolla
in rovescio il tramonto.

Funereo il cielo;
è solo inane sfumatura
per lo sguardo.

Pioggia negli occhi,
il bacio di quell’aurora:

sui tetti, umidi
uccelli lavano l’affanno
dai fianchi;

e ti scorgo, in tremolio
improvviso di volo

effimera ebbrezza,
la tua fuga s’addossa
su scolorite labbra;

e ti incido in quel,
fumo riempiendo stasi
di vizio e veleno,

e godo di arsa visione
con stessa vanagloria
con cui ti amo.

Cristina Desogus

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Mi nasci sulle labbra

È intimo piacere

nascerti
nel ricamo dell’alba,
fermarti dentro
l’ istante

sentirti lambire
il mio respiro

siamo occhi svestiti
del giorno
sulle mie labbra.

E poi…

Cristina Desogus

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Mi sussurri nell’aria

Mi sussurri nell’aria
ed ho voce vera d’essere
avvinta alle tue brezze,
incantata da consonanze
e versi di discrete rose,
tutta l’aria è di te
vertigine appoggiata
sulle mie labbra arrese.
Mi sussurri nell’aria
e l’abisso deluso
si slega da stormi di idee,
fumi neri si schiudono
in rapito ascolto
e non ho più memoria
del freddo vento
che muoveva sfuggente
la mia nuda figura
infelicemente duellando.

Cristina Desogus

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Sono solo un pagliaccio

Sai
a volte ti invidio.
Penso: vorrei avere il tuo estro
l’inventiva di cucire parole
come bottoni alla sottana della notte
oppure
oppure inventare una storia
dal nulla
così
immaginando
di essere una bambina
che ritaglia dei cartoni
poi colorarli
dargli forma
quella
quella che più mi piace
una che mi faccia ridere
che rispecchi
il mio essere pagliaccio che prende per il culo
solo se stessa
e mentre ride
piange.
Sai
a volte invidio anche te
che della vita hai capito tutto
mentre
io continuo a rivoltarmi dentro
come un calzino rotto
senza mai capire un cazzo
di come vanno davvero le cose li fuori
e mi sento un pagliaccio
quando ti leggo
quando cerco di capire
di imparare la tua arte
e a te viene così naturale
mentre io
se vomito ciò che ho dentro
vedo solo
parole
tristezza
disperazione
rabbia
repressa
leggo che sono d e p r e s s a.
Voglio la favola.
Voglio l’amore.
Voglio l’estro del fottermene della forma.
Sai
a volte ti invidio
e oggi
oggi ho pianto
tanto per cambiare mi sono sentita
diversa
diversa dalle parole che vorrei
che leggo
dai visi che non ricordo mai
a cui sorrido
diversa
dalle facce che non dimentico
dall’apatia che mi sotterra
diversa da tutto il resto del mondo
che bene o male campa
oppure muore
ma c’è chi dice: è la vita
si va avanti.
Sai
oggi sono davvero io,
il pagliaccio
quella che tolto il trucco
fuma troppo
dice parolacce
si incazza per tutto
anche se non gliene dovrebbe fregare un cazzo
ma non si lamenta più
Oggi ho visto le vostre facce oltre
le vostre parole
e mi sono trovata in difetto
mi sono fatta paura
e ho pianto.

Sono solo un pagliaccio.

Cristina Desogus

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Mi Sei sangue Amore

Ah, Esser Amore. Cos’è poi, Amore?

Momentaneo giogo trascinato da due
stolti, in apparenza naufraghi gioiosi,
spogliati d’ogni gloria a di-struggersi
per carne la mente, afflizione e sogni.

Ah, se potessi farti capire quanto Sei,
quanto Amore. Ti sussurrerei ancora
e ancora che ti amo; girando intorno
alla tua invitante ragnatela ti fisserei
in ossessioni di carne e ti implorerei:

“divora-mi, sfama il tuo Essere in me
finché, sentendo la vita che si dibatte
in ogni tua fibra, sceglierai morte pur
di non slegare il tuo sangue dal mio.”

Ah, Esser-ti Amore, Esser-ti sangue…

Cristina Desogus

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Memorie di polvere

Ho memoria di una notte indolente.

Di stelle il drappo nel cielo appeso ai forse,
due mani di ghiaccio lambivano il viso,

consumati

in assenze del poi, ungevamo dita di vuoti

dentro un anonimo cimitero sbiadito

inaspettata
una solitaria cantilena,

riempiva sovrana il respiro dei pini di noi,

era strano,
parlava alla tua mancanza con la tua voce,

morbida più della rugiada che al mattino
sveglia l’alba delle più belle cose.

E prima ancora siamo stati goccia.
Un assolo di tempesta che scarica a mare.

Si cadeva dai tuoi sorrisi incendiando

la sera
accecante

ma troppo lontana
per stringerci entrambi al suo turgido seno.

Il mare le sue estremità, gli occhi il pianto
in onde e suppliche di chi voleva

rinascerti
accanto

con margine di orgoglio divoravi
il mio stesso infelice cielo e il falso chiarore
tipico delle parole non dette,

non potevi saperlo

ma avresti detto
-tu muori nell’istante amplificato di un noi.

Cristina Desogus

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Anima Maledetta

Lasciami andare, mio demone imperfetto,
ormai è giunta l’ora per me di partire,
andare per terra di labirinti e impellenze,
terra che luce non chiede, e ombra non teme.
Laggiù, davanti al primo cancello, custodito
da un ratto ubriaco e fatto d’oppio,
a terrà lascerò il mio sapere e l’ignoranza,
i lacci della carne e le leggerezze del cuore;
solitaria ed efferata come la stessa vita,
la via porterà l’anima mia maledetta
dove radici han già superato l’abisso più cupo.
Morte, oh amica Morte, non accendere i lumi,
non apparecchiare la tua deliziosa tavola,
non tribolare anzi tempo scaldandomi il letto,
non sei tu che verrò a consolare stanotte,
non è questo il tempo, non ancora.
Lasciami andare, mio demone imperfetto,
asciuga le tue profumate lacrime ora,
vado cercando un peso maggiore dei tuoi vizi,
vado tra solitudini e lontananze segrete
per trovare l’insaziabile fuoco del mio Essere.

Cristina Desogus

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